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Il coraggio di una fanciulla
VERSIONE DI GRECO di np
TRADUZIONE dal libro Stromata n. 75 pag. 56
TRADUZIONE
eracle fuggendo dalla patria si trasferisce presso ceice, essendo suo ospite. dopo la morte di eracle euristeo, sovrano degli abitanti del peloponneso, perseguitava i figli di quello, per ucciderli. e allora ceice li manda ad atene presso teseo, che in quel tempo governava gli ateniesi. allora inizialmente gli abitanti del peloponneso rivolgono guerra contro gli e ateniesi. teseo infatti desiderava offrire aiuto ai figli supplici di eracle, che euristeo perseguitava. in quel momento macaria, figlis di eracle si uccide: l'oracolo infatti diceva che c'era bisogno che uno dei figli di eracle si dovesse uccidere di propria volontà affinché la vittoria fosse per gli ateniesi. e perciò teseo espulse i peloponnesiaci dall'attica e i figli di eracle furono salvi.
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FONDAZIONE DI NAPOLI
VERSIONE DI GRECO di Strabone
Traduzione dal libro stromata
Inizio: Μετα δε Δικαιαρχειαν εστι Νεαπολις Κυμαιων ...
Μετά δέ Δικαιαρχìαν ἐστì Ναάπολις Κυμαìων· ὕστερον δέ καì Χαλκιδεῖς ἐπῲκησαν καì Πιθηκουσσαìων τνές καì Ἀθηναìων, ὥστε καì Νεάπολις ἐκλήθη διά τοῦτο· ὅπου δεìκνυται μνῆμα τῶν Σειρήνων μιᾶς, Παρθενòπης, καì ἀγών συντελεῖται γυμνικòς κατά μαντεìαν. Ὕστερον δέ Καμπανῶν τινας ἐδέξαντο συνοìκους διχοστατήσαντες, καì ἠναγκάσθησαν τοῖς ἐχθìστοις οἰκειοτάτοις χρήσασθαι, ἐπειδή τούς οἰκεìους ἀλλοτρìους ἔσχον. Μηνύει δέ τά τῶν δημάρχων ὀνòματα τά μέν πρῶτα Ἑλληνικά ὄντα, τά δ' ὕστερα τοῖς Ἑλληνικοῖς ἀναμìξ τά Καμπανικά. Πλεῖστα δ' ἴχνη τῆς Ἑλληνικῆς ἀγωγῆς ἐνταῦθα σῲζεται, γυμνάσια τε καì ἐφηβεῖα καì φρατρìαι καì ὀνòματα Ἑλληνικά, καìπερ ὄντων Ῥωμαìων. Νυνì δέ πεντετηρικòς ἱερòς ἀγών συντελεῖται παρ ' αὐτοῖς, μουσικòς τε καì γυμνικòς ἐπì πλεìους ἡμέρας, ἐνάμιλλος τοῖς ἐπιφανεστάτοις τῶν κατά τήν Ἑλλάδα.
TRADUZIONE
Dopo Dicearchia c’è Neapolis, città dei Cumani; (più tardi ricevette anche una colonia calcidese ed alcuni coloni da Pitecusa e da Atene, e per questo fu chiamata Neapolis). Viene indicata sul posto la tomba di una delle Sirene, Partenope, e vi si tiene un agone ginnico, secondo un antico oracolo. Gli abitanti, divisisi poi in due fazioni rivali, accolsero come coloni alcuni dei Campani e furono obbligati a trattare da amici i nemici, poiché erano diventati nemici dei propri amici. I nomi dei demarchi sono indicativi in proposito, essendo i primi greci, quelli successivi campani misti a greci. Numerosissime tracce del modo di vivere greco si sono mantenute là, così come i ginnasi, le efebie, le fratrie ed i nomi greci, sebbene la popolazione sia romana. Ai giorni nostri hanno luogo ogni cinque anni, in questa città, dei giochi sacri comprendenti gare di musica e di ginnastica, che durano più giorni e che sono degni di rivaleggiare con le feste più celebri della Grecia. .
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UNA GRANDE NEVICATA IN ARMENIA
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
INIZIO: εδοκει δη τοις στρατηγοις ουκ αςφαλες
FINE: αμυγδαλιυου εκ τωv πικρων και τερμινθινον
Έδόκει δή τοΐς στρατηγοϊς ουκ ασφαλές εΐναι όια σκηνοΰν, άλλά συναγαγεΐν τό στράτευμα πάλιν. Εντεῦθεν συνῆλθον καί γάρ έδόκει διαιθριάζειν. Νυκτερευόντων δ' αυτῶν ενταῦθα, επιπίπτει χιών ἃπλετος, ὣστε απέκρυψε καί τά ὂπλα και τούς ανθρώπους κατακειμένους καί τά υποζύγια συνεπόδισεν ή χιών και πολύς ὂκνος ἦν άνίστασθαι κατακειμένων γάρ άλεεινόν ἦν ή χιών έπιπεπτωκυϊα, ὂτῳ μή παραρρυείη. Έπει δέ Ξενοφῶν έτόλμησε γυμνός σχίζειν ξύλα, τάχ' άναστάς' τις καί ἃλλος τόν πέλεκυν εκείνου άφελόμενος, ἒσχιζεν. Έκ δέ τούτου και ἃλλοι πϋρ ἒκαον και έχρίοντο* πολύ γάρ ένταϋθα εύρίσκετο χρϊμα, ᾧ έχρῶντο άντʹ ελαίου, σύειον καί σησάμινον καί άμυγδάλινον έκ τῶν πικρῶν καί τερμίνθινον.
TRADUZIONE N. 1
Agli strateghi sembrava di non essere sicuri acquartierarsi in modo isolato, ma di radunare di nuovo l’esercito. Quindi si riunirono perché sembrava rischiararsi. Allora mentre trascorreva la stessa notte, cadde la neve in abbondanza, tanto da coprire sia le armi sia gli uomini che giacevano a terra e la neve rese senza piedi le bestie da soma e vi era molta fatica ad alzarsi quando stavano distesi perché la neve caduta diventava calda a chi non fosse scivolata via. Allora Senofonte nudo ebbe coraggio di spaccare la legna, essendosi subito alzato uno e un altro toltagli la scure, spaccò la legna. Da quel momento alcuni accesero il fuoco e si unsero: infatti in quel luogo trovarono unguenti in abbondanza, che erano usati al posto dell’olio d’oliva, grasso di maiale, olio di sesamo e di mandorle dalle amare e di trementina.
TRADUZIONE N. 2
Gli strateghi allora giudicarono che non fosse sicuro rimaner acquartierati separatamente, ma che fosse meglio raccogliere di nuovo l'esercito. Si procedette dunque all'operazione: il cielo sembrava volgere al sereno. Ma nel corso della notte scese nella zona una nevicata senza fine, tanto da coprire le armi e gli uomini che giacevano sdraiati. Nel manto di neve rimasero intricate anche le bestie da soma. I soldati esitavano fortemente a levarsi in piedi: sui corpi distesi la neve caduta, se non si era già sciolta, infondeva calore. Allora Senofonte, nudo, trovò il coraggio di alzarsi e cominciò a spaccar legna. Ben presto uno si levò in piedi, poi un altro ancora, che gli tolse di mano la scure e continuò il lavoro. A quel punto si alzarono anche gli altri, accesero il fuoco e si unsero d'olio. Lì avevano infatti trovato unguenti in quantità, che venivano impiegati al posto dell'olio d'oliva: grasso di maiale, olio di sesamo, di mandorle amare o di terebinto. Trovarono anche essenze profumate, tratte dalle stesse sostanze. Dopo di che, si decise di alloggiare nuovamente divisi nelle case. Allora i soldati, tra grida di gioia, si precipitarono alle abitazioni e sui viveri: chi prima, al momento di lasciare le case, le aveva incendiate, spinto dalla propria insensatezza, la pagò cara, perché fu costretto ad accontentarsi di un alloggio scomodo. Di notte, quindi, mandarono alcuni uomini, guidati da Democrate di Temno, a perlustrare i monti, dove i soldati allontanatisi dal campo avevano detto di aver avvistato i fuochi. Egli infatti già in passato era parso sempre attendibile: se diceva che c'era una cosa, c'era; se diceva che non c'era, non c'era. Al suo ritorno disse di non aver visto nessun fuoco, ma condusse con sé un prigioniero che portava un arco persiano, una faretra e un'ascia di foggia uguale a quelle delle Amazzoni. Gli chiesero di dove fosse; rispose che era persiano e che si era spinto lontano dal campo di Tiribazo in cerca di viveri. Gli domandarono quale fosse la consistenza del loro esercito e a quale scopo l'avessero radunato. Rispose che Tiribazo aveva con sé i propri effettivi e truppe mercenarie, Calibi e Taochil: si teneva pronto per un agguato ai Greci durante il valico del monte. C'era un passaggio obbligato tra le gole montane: avrebbe teso lì la trappola. Udite le sue parole, gli strateghi decisero di radunare l'esercito. Lasciarono sùbito delle sentinelle e posero Sofeneto di Stinfalo a capo delle truppe che restavano al campo, poi s'incamminarono, tenendo come guida il prigioniero. Quand'ebbero valicato i monti, i peltasti si spinsero in avanti e avvistarono il campo nemico: non attesero gli opliti, ma corsero verso l'accampamento nemico tra le grida. I barbari, non appena udirono i clamori, non rimasero sul posto, ma si diedero alla fuga: tuttavia i peltasti ne uccisero alcuni e catturarono una ventina di cavalli, la tenda di Tiribazo, dove trovarono divani con i piedi d'argento, calici e dei servi che dicevano di essere fornai e coppieri. Quando seppero dell'accaduto, gli strateghi degli opliti decisero di rientrare al campo per la via più breve, nel timore di un attacco contro il contingente là rimasto. Sùbito richiamarono con la tromba le truppe e si allontanarono. Giunsero al campo in giornata
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DEDALO E ICARO
VERSIONE DI GRECO
TRADUZIONE dal libro Stromata - pag. 49 n. 60
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Milone e il pastore Titormo
VERSIONE DI GRECO
TRADUZIONE dal libro ΣΤΡΩΜΑΤΑ (Stromata)
TRADUZIONE
Narrano che Milone di Crotone abbia incontrato il bovaro Titormo, essendo fiero della forza del corpo. Dunque Milone, avendo visto che Titormo era grande di corpo, voleva prendere prova della sua magrezza/forza (non ho trovato il termine esatto sul dizionario, ma solo uno simile). E Titormo, spogliatosi del mantello, prendeva una pietra molto grande e per primo la tirava verso se stesso, poi la spinge via, e fece questo due tre volte. E in seguito sollevò la pietra fino alle ginocchia e infine sollevandola la portava sulle spalle e la gettò. Milone di Crotone invece a stento spostò la pietra. Poi Titormo giungeva al gregge e nel mezzo prendeva per il piede il toro più grande che era selvatico. E Milone s'affrettava a fuggire ma non poteva e vedendo che Titormo afferrava con l'altra mano un altro toro, avendo teso le mani al cielo diceva: "O Zeus, forse hai generato quest'altro Ercole per noi?".
versione simile ma diversa da altro libro

Dicono che il Crotonese Milone che si vantava per la robustezza del corpo abbia incontrato il pastore Titormo. Milone, avendo osservato che Titormo fosse di corporatura forte, voleva fare la prova della sua forza. Titormo, svestitosi del mantello, prese una pietra grandissima e prima la trascinò verso se stesso, poi spinse via, e fece questo ripetutamente. Dopo ciò, sospinto il masso alle ginocchia, alla fine sollevò avendolo preso sulle spalle trasportava e gettò via. Il Crotonese Milone a stento spostò il masso. Poi Titormo giungeva al gregge e (postosi) nel mezzo prese per un piede il toro più grande che era selvatico. Milone si affrettava a fuggire ma non poteva e avendo visto Titormo con l’altra mano che afferrava un altro toro, tese le mani al cielo e disse: “ O Zeus, forse che ci hai generato quest’ altro Eracle”.