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Ει δε τις με εροιτο ει και νυν ετι μοι δουκουσιν οι Λυκουργου νομοι ακινητοι διαμενειν ... πραγματευονται οπως αρξουσιν η οπως αζιοι τουτων εσονται.
Se qualcuno mi chiedesse se, a mio vedere, le leggi di Licurgo restano invariate anche oggi (ora) Per Zeus, questo non potrei più affermarlo in tutta tranquillità! So che una volta gli Spartani sceglievano di stare fra di loro in patria vivendo con risorse moderate piuttosto che farsi corrompere esercitando l'armostato nelle città e facendosi adulare. E so che una volta essi avevano timore di farsi vedere in possesso di oro, mentre ora so che alcuni arrivano a lusingarsi di averne. È per me fatto ben noto che le espulsioni degli stranieri dalla città e il divieto di passare un periodo all'estero sussistevano, un tempo, con lo scopo di impedire che i cittadini si riempissero di costumi facili assumendoli dagli stranieri; così come mi è noto che adesso quanti sembrano occupare le posizioni più importanti della società si sono presi l'impegno di non smettere mai di fungere da armosti su terra straniera. E ci fu un tempo in cui si curavano di essere comandanti validi; adesso invece si impegnano molto di più al fine di salire al potere che di esserne degni; .
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ἐπειδὴ δὲ [Διογείτων) χρόνῳ ἐδήλωσε τὸν θάνατον αὐτοῖς καὶ ἐποίησαν τὰ νομιζόμενα, τὸν μὲν πρῶτον ἐνιαυτὸν ἐν Πειραιεῖ διῃτῶντο: ἅπαντα γὰρ αὐτοῦ κατελέλειπτο τὰ ἐπιτήδεια: ἐκείνων δὲ ἐπιλειπόντων τοὺς μὲν παῖδας εἰς ἄστυ ἀναπέμπει. Όγδόῳ ἔτει δοκιμασθέντος μετὰ ταῦτα τοῦ πρεσβυτέρου τοῖν μειρακίοιν, καλέσας αὐτοὺς εἶπε Διογείτων, ὅτι καταλίποι αὐτοῖς ὁ πατὴρ εἴκοσι μνᾶς ἀργυρίου καὶ τριάκοντα στατῆρας. ἐγὼ οὖν πολλὰ τῶν ἐμαυτοῦ δεδαπάνηκα εἰς τὴν ὑμετέραν τροφήν. καὶ ἕως μὲν εἶχον, οὐδέν μοι διέφερεν: νυνὶ δὲ καὶ αὐτὸς ἀπόρως διάκειμαι. σὺ οὖν, ἐπειδὴ δεδοκίμασαι καὶ ἀνὴρ γεγένησαι, σκόπει αὐτὸς ἤδη πόθεν ἕξεις τὰ ἐπιτήδεια. ταῦτ᾽ ἀκούσαντες ἐκπεπληγμένοι καὶ δακρύοντες ὤχοντο πρὸς τὴν μητέρα, καὶ παραλαβόντες ἐκείνην ἧκον πρὸς ἐμέ, οἰκτρῶς ὑπὸ τοῦ πάθους διακείμενοι καὶ ἀθλίως ἐκπεπτωκότες, κλάοντες καὶ παρακαλοῦντες με μὴ περιιδεῖν αὐτοὺς ἀποστερηθέντας τῶν πατρῴων μηδ᾽ πτωχείαν καταστάντας, ὑβρισμένους ὑφ᾽ ὦν ἥκιστα ἐχρῆν, ἀλλὰ βοηθῆσαι καὶ τῆς ἀδελφῆς ἕνεκα καὶ σφῶν αὐτῶν.
Quando col tempo Diogitone ebbe rivelato a loro la morte (del padre) e rese le cose manifeste, vissero (διαιτάω) al Pireo per il primo anno: infatti tutti i suoi mezzi di sostentamento erano lasciati lì: quando furono finiti quelli, manda i figli in città. Otto anni dopo, quando diventò maggiorenne (δοκιμάζω) il più grande dei ragazzi, Diogitone dopo averli chiamati disse che il padre avrebbe lasciato 20 mine d’argento e 30 statere: «Io certamente spesi (δαπανάω) molti di quelli per il vostro sostentamento. E ne avevo per un pò, e non mi preoccupavo. Ora mi trovo proprio senza soldi. Tu allora, poiché sei il maggiore e sei uomo guarda tu senz’altro da dove ricavi (ἕξω) i mezzi di sostentamento». Udite queste cose, turbati e piangenti si recarono (οἴχομαι) dalla madre e, dopo averla presa, vennero da me, miseramente e prostrati nel dramma e in grande stato di abbattimento, piangenti e scongiurandomi di non permettere che essi fossero privati dei beni paterni né che finissero in miseria, dato che erano colpiti da coloro con cui erano parenti, ma che li aiutassi per amore della sorella e per essi stessi.(BY GEPPETTO)
Quando poi Digitone col tempo ebbe svelato ad essi la morte e furono svolti i funerali, per il primo anno abitarono al Pireo: colà infatti erano tutti i mezzi di sussistenza: venendo meno quelli, manda i ragazzi in città e rimarita la loro madre. Otto anni più tardi, divenuto maggiorenne il più grande dei ragazzi, Digitone, chiamatili, disse che il padre aveva lasciato 20 mine d’argento e trenta stateri. Io dunque ho speso molto del mio per il vostro sostentamento, e finché ebbi i mezzi non mi importò nulla, ma ora io stesso mi trovo in difficoltà. Tu, dunque, dal momento che sei maggiorenne e sei uomo, vedi tu stesso donde ricavare il necessario per vivere. Udite queste cose, sbigottiti ed in lacrime si recarono dalla madre e presala, vennero da me, in condizioni miserevoli per la sventura e in uno stato di grave abbattimento, a piangere e a scongiurarmi di non permettere che essi fossero privati dei beni paterni, né che finissero in miseria essi che si trovavano ad essere offesi da coloro dai quali proprio non bisognava. Ma di soccorrerli per amore della sorella e per essi stessi.(BY STUURM)
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Sapheneia pagina 477 numero 535
Inizio: Άλλ᾽ ὥσπερ οἱ δειλοὶ καὶ ναυτιῶντες ἐν τῷ πλεῖν, ... Fine:ποιεῖ πρὸς ἕκαστον βίον.
Ma come i vili e quelli che hanno mal di mare nel navigare, poi più facilmente quelli che pensano che persisteranno, se da un battello passano ad una nave da carico e di nuovo se passano ad una triremi, non ottengono niente, portando assieme con se stessi collera e viltà, così i cambiamenti di vita non porteranno via i dolori e i turbamenti dell’anima;provengono dall'inesperienza degli affari, la mancanza di ragione e l'incapacità o l'ignoranza e servirsi correttamente delle circostanze presenti. Queste cose turbano sia ricchi sia poveri, ... (continua)
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Sapheneia pagina 371 numero 389
Inizio: Εφη γαρ δη παραγενεσθαι ερωτωμενω υπο ετερου απου ειη Αρδαιος ο μεγας. Ο δε Αρδιαιος ουτος της Παμφυλιας .....Fine: ενεκα τε και οτι εις τον Ταρταρον εμπεσουμενοι αγοιντο.
Testo greco originale
ἔφη γὰρ δὴ παραγενέσθαι ἐρωτωμένῳ ἑτέρῳ ὑπὸ ἑτέρου ὅπου εἴη Ἀρδιαῖος ὁ μέγας. ὁ δὲ Ἀρδιαῖος οὗτος τῆς Παμφυλίας ἔν τινι πόλει τύραννος ἐγεγόνει, ἤδη χιλιοστὸν ἔτος εἰς ἐκεῖνον τὸν χρόνον, γέροντά τε πατέρα ἀποκτείνας καὶ πρεσβύτερον ἀδελφόν, καὶ ἄλλα δὴ πολλά τε καὶ ἀνόσια εἰργασμένος, ὡς ἐλέγετο. ἔφη οὖν τὸν ἐρωτώμενον εἰπεῖν, "οὐχ ἥκει," φάναι, "οὐδ᾽ ἂν ἥξει δεῦρο. ἐθεασάμεθα γὰρ οὖν δὴ καὶ τοῦτο τῶν δεινῶν θεαμάτων: ἐπειδὴ ἐγγὺς τοῦ στομίου ἦμεν μέλλοντες ἀνιέναι καὶ τἆλλα πάντα πεπονθότες, ἐκεῖνόν τε κατείδομεν ἐξαίφνης καὶ ἄλλους-σχεδόν τι αὐτῶν τοὺς πλείστους τυράννους: ἦσαν δὲ καὶ ἰδιῶταί τινες τῶν μεγάλα ἡμαρτηκότων-οὓς οἰομένους ἤδη ἀναβήσεσθαι οὐκ ἐδέχετο τὸ στόμιον, ἀλλ᾽ ἐμυκᾶτο ὁπότε τις τῶν οὕτως ἀνιάτως ἐχόντων εἰς πονηρίαν ἢ μὴ ἱκανῶς δεδωκὼς δίκην ἐπιχειροῖ ἀνιέναι. ἐνταῦθα δὴ ἄνδρες, ἔφη, ἄγριοι, διάπυροι ἰδεῖν, παρεστῶτες καὶ καταμανθάνοντες τὸ φθέγμα, τοὺς μὲν διαλαβόντες ἦγον, τὸν δὲ Ἀρδιαῖον καὶ ἄλλους συμποδίσαντες χεῖράς τε καὶ πόδας καὶ κεφαλήν, καταβαλόντες καὶ ἐκδείραντες, εἷλκον παρὰ τὴν ὁδὸν ἐκτὸς ἐπ᾽ ἀσπαλάθων κνάμπτοντες, καὶ τοῖς ἀεὶ παριοῦσι σημαίνοντες ὧν ἕνεκά τε καὶ ὅτι εἰς τὸν Τάρταρον ἐμπεσούμενοι ἄγοιντο."
Disse infatti che uesto Ardieo era stato tiranno in una città della Panfilia già mille anni prima d'allora, e a quanto si diceva aveva ucciso il vecchio padre e il fratello maggiore e si era macchiato di molte altre scelleratezze. Er disse che l'interrogato rispose: "Non è venuto qui, né mai verrà. Infatti, tra i vari spettacoli terribili cui assistemmo, ci toccò anche questo: quando eravamo vicini all'imboccatura e stavamo ormai per risalire, dopo avere subito tutte le altre prove, all'improvviso vedemmo lui e gli altri; si trattava per lo più di tiranni, ma c'erano anche cittadini comuni che si erano resi colpevoli delle più gravi ingiustizie. Quando ormai erano convinti di risalire l'imboccatura non li lasciava passare, ma emetteva un muggito ogni volta che uno dei malvagi ìnguaribili o di quelli non avevano scontato a sufficienza la loro pena tentava di uscire. Lì vicino stavano alcuni uomini selvaggi dall'aspetto infuocato, che non appena intesero quel suono ne afferrarono alcuni e li portarono via, mentre ad Ardieo e ad altri legarono le mani, i piedi e il capo, e dopo averli gettati a terra e scorticati li trascinarono lungo la strada, cardandoli su certe piante spinose; e a chiunque passasse indicavano il motivo di quel trattamento, spiegando che erano portati via per essere precipitati nel Tartaro".
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ἀλλ' οὕτω θεοφιλῶς καὶ φιλανθρώπως διῴκει τὴν πόλιν ὥστε τοὺς εἰσαφικνουμένους μὴ μᾶλλον Εὐαγόραν τῆς ἀρχῆς ζηλοῦν ἢ τοὺς ἄλλους τῆς ὑπ' ἐκείνου βασιλείας· ἅπαντα γὰρ τὸν χρόνον διετέλεσεν οὐδένα μὲν ἀδικῶν, τοὺς δὲ χρηστοὺς τιμῶν, καὶ σφόδρα μὲν ἁπάντων ἄρχων, νομίμως δὲ τοὺς ἐξαμαρτόντας κολάζων· οὐδὲν μὲν συμβούλων δεόμενος, ὅμως δὲ τοῖς φίλοις συμβουλευόμενος· πολλὰ μὲν τῶν χρωμένων ἡττώμενος, ἅπαντα δὲ τῶν ἐχθρῶν περιγιγνόμενος· σεμνὸς ὢν οὐ ταῖς τοῦ προσώπου συναγωγαῖς, ἀλλὰ ταῖς τοῦ βίου κατασκευαῖς· οὐδὲ πρὸς ἓν ἀτάκτως οὐδ' ἀνωμάλως διακείμενος, ἀλλ' ὁμοίως τὰς ἐν τοῖς ἔργοις ὁμολογίας ὥσπερ τὰς ἐν τοῖς λόγοις διαφυλάττων· μέγα φρονῶν οὐκ ἐπὶ τοῖς διὰ τύχην, ἀλλ' ἐπὶ τοῖς δι' αὑτὸν γιγνομένοις· τοὺς μὲν φίλους ταῖς εὐεργεσίαις ὑφ' αὑτῷ ποιούμενος, τοὺς δ' ἄλλους τῇ μεγαλοψυχίᾳ καταδουλούμενος· φοβερὸς ὢν οὐ τῷ πολλοῖς χαλεπαίνειν, ἀλλὰ τῷ πολὺ τὴν τῶν ἄλλων φύσιν ὑπερβάλλειν· ἡγούμενος τῶν ἡδονῶν, ἀλλ' οὐκ ἀγόμενος ὑπ' αὐτῶν· ὀλίγοις πόνοις πολλὰς ῥᾳστώνας κτώμενος, ἀλλ' οὐ διὰ μικρὰς ῥᾳθυμίας μεγάλους πόνους ὑπολειπόμενος·
Ma con tale pietà verso gli dei ed amore verso gli uomini amministrò la città che quelli che ad essa arrivavano, non più beato predicavano Evagora per il comando, che quelli che erano sotto il regno di lui governati. Infatti trascorse tutta la vita non facendo ingiuria a nessuno e onorando i migliori; governando con grande autorità tutti e legittimamente punendo i delinquenti: non avendo bisogno per nulla di consiglieri, ma sempre consultando gli amici; cedendo in moltissime cose a quelli che con lui vivevano familiarmente, ma in tutto vincendo i nemici. essendo maestoso non per il contegno del volto ma per gli apparati della vita. Neppure in una sola cosa era senza ordine e senza norma, ed osservava in egual maniera le promesse fatte con parole che quelle confermate con giuramento. Di animo elevato non per quei beni, che venivano dalla fortuna, ma per quelli che venivano da lui stesso. Poneva sotto di se gli amici con i benefici e faceva gli altri schiavi con la grandezza dell'animo. Era temibile non con l'andare contro molti ma con il superare di molto l'altrui ingegno. Dirigeva i piacere, non si lasciava guidare da essi. Con poche fatiche si procurava moltissimi riposi, non con piccole trascuratezze accumulava molti travagli