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Πολυ γαρ διενεγκων ανθρωπων τω πλειστας προσοδους λαμβανειν πολυ ετι πλεον διηνεγκε...τι αν αγγειλαντες ωφελησειαν βασιλεα.
Poiché era diverso dagli uomini a chiunque nell’avere grandissime rendite ancor più era superiore a chiunque degli uomini ad elargire moltissimi beni. Ciro dunque cominciò (a fare) in questo modo, la liberalità dura ancora oggi presso i re. Infatti chi ha amici palesi più ricchi che il re dei Persiani; Chi si vede a rendere onore più magnificamente con vesti i suoi che quel re? Di chi si riconosce doni come alcuni dei re, braccialetti e collane e cavalli dalle briglie d’oro; infatti non può appunto avere queste cose uno a cui non abbia fatto dono un re. Quale altro si dice faccia in modo a forza di doni di essere preferito in cambio di fratelli, e padri e figli? Chi altro è stato in grado di punire i nemici che erano distanti di molti mesi come il re dei Persiani? Chi altro morì dopo aver demolito un regno essendo chiamato padre dai sudditi se non Ciro? Ciò dimostra che un tale nome si dà a chi ha fatto del bene piuttosto che a chi ne toglie. Abbiamo sentito dire che anche quelli chiamati occhi di un re e orecchi di un re non altrimenti si conquistò se non con l’elargire doni ed anche onorare; infatti quelli che riferivano quanto a lui era conveniente sapere beneficando magnificamente fece si che molti uomini anche origliavano e spiavano qualcosa che riferendo avrebbe giovato al re. (by Stuurm)
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Ὡς οὖν πάντα τὰ περὶ τὸν γάμον ἐκτετέλεστο τῶι Περιλάωι, ἐφειστήκει δὲ ἡ ἡμέρα, δεῖπνον μὲν αὐτοῖς πολυτελὲς ...· ἐλεύσομαι, καὶ μέχρι θανάτου μείνασα νύμφη σή». (Senofonte Efesio)
Quando ogni cosa a Perilao per le nozze era stata preparata, il giorno era stato stabilito a loro era stato apparecchiato un pranzo fastoso ed Anzia era stata adornata con un ornamento nuziale; né di notte era tranquilla né in pieno giorno, piangendo, ma aveva sempre davanti agli occhi Abrocone. Aveva pensato nello stesso tempo molte cose, l’amore, i giuramenti, la patria, i padri, la necessità, le nozze. E rimasta sola, colta l’occasione, strappatasi i capelli “oh tutto ingiusto- dice- anche i mali, come non ho cambiato Abrocone con uguali cose. Egli infatti perché resti mio marito anche resta un legame e prove e probabilmente anche sia morto; io invece anche fra quelli dimenticherò e sposerò infelice, e qualcuno intonerà l’imeneo per me e giungerò su un letto nuziale la moglie di Perilao. E allora, o carissima anima fra tutti del mio Abrocone, nessuna cosa ti affliggerebbe a causa di me, infatti se non mai avendo te io fossi ingiusta; me ne andrò, anche essendo rimasta fino alla morte tua sposa. (by Stuurm)
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Περὶ δὲ τῆς ἐμῆς ἱππικῆς, ἧς οὗτος ἐτόλμησε μνησθῆναι πρὸς ὑμᾶς, οὔτε τὴν τύχηνδείσας οὔτε ὑμᾶς αἰσχυνθείς, οὐ πολὺς ὁ λόγος. εἰκὸς γάρ, ὦ βουλή, πάντας τοὺςἔχοντάς τι δυστύχημα τοῦτο ζητεῖν καὶ τοῦτο φιλοσοφεῖν, ὅπως ὡς ἀλυπόταταμεταχειριοῦνται τὸ συμβεβηκὸς πάθος. ὧν εἷς ἐγώ, καὶ περιπεπτωκὼς τοιαύτῃσυμφορᾷ ταύτην ἐμαυτῷ ῥᾳστώνην ἐξηῦρον εἰς τὰς ὁδοὺς τὰς μακροτέρας τῶν ἀναγκαίων. ὃ δὲ μέγιστον, ὦ βουλή, τεκμήριον ὅτι διὰ τὴν συμφορὰν ἀλλ᾽ οὐ διὰ τὴν ὕβριν, ὡς οὗτός φησιν, ἐπὶ τοὺς ἵππους ἀναβαίνω ῥᾴδιόν ἐστι μαθεῖν. εἰ γὰρ ἐκεκτήμην οὐσίαν, ἐπ᾽ ἀστράβης ἂν ὠχούμην, ἀλλ᾽ οὐκ ἐπὶ τοὺς ἀλλοτρίους ἵππους ἀνέβαινον· νυνὶ δ᾽ἐπειδὴ τοιοῦτον οὐ δύναμαι κτήσασθαι, τοῖς ἀλλοτρίοις ἵπποις ἀναγκάζομαι χρῆσθαι πολλάκις
Riguardo la mia arte di cavalcare, che costui osò richiamare alla mente di fronte a voi, non temendo né la sorte né voi, disonorati, c’è poco da dire. E’ ragionevole infatti, assemblea, che tutti quelli che hanno una qualche sfortuna esaminino e riflettano su questo, come gestire nel modo meno doloroso possibile la sofferenza capitatagli. Io sono uno di quelli, ed essendomi imbattuto in una tale disgrazia trovai riposo per me verso le strade più lunghe delle necessità. Questa è la prova più grande, Assemblea, del fatto che vado a cavallo per la mia disgrazia, ma non per arroganza, come dice lui. E’ facile rendersene conto. Infatti se possedessi ricchezze, mi sposterei con un mulo sellato, ma non monterei mai sui cavalli altrui; ora poiché non posso permettermi un mulo, spesso sono costretto ad usare i cavalli degli altri.
traduzione n. 2
Quanto alla mia attività equestre che quest'uomo ha avuto il coraggio di annoverare di fronte a voi senza timore della sorte ne rispetto per voi c'è poco da dire. E' naturale infatti consiglieri che tutti coloro che hanno una menomazione concentrino i loro sforzi e il loro pensieri su questo: come potersi adattare nel modo meno doloroso possibile alla disgrazia che gli è toccata. Io sono uno di quelli e dato che mi è capitata questa sfortuna mi sono trovato un aiuto per quando ho necessità di fare dei viaggi un pò più lunghi del solito. e questa è la prova lampante del fatto che vado a cavallo a causa della mia menomanzione e non come dice lui, per arroganza, consiglieri, Se davvero possedessi un patrimonio cospicuo andrei in giro su una mula sellata e non monerei certo dei cavalli appartenenti ad altri. In realtà siccome la mula non posso comprarmela sono costretto a servirmi spesso di cavalli altrui
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ταῦτα γάρ ἐστιν ἔργα τῶν ὀρθῶς καὶ φρονίμως τυραννευόντων ... ὧν ἀγαθὰ μείζω χαλεπὸν εὑρεῖν ἐστίν.
Traduzione libera
Sono queste le opere di quelli, che rettamente e saggiamente governano. Le quali (opere) alcuni disprezzando, a null'altro mirano, fuorchè in quale maniera ed essi vivano con somma lascivia, e travaglino ed opprimano con tributi i migliori e i più savi dei cittadini. Vedendo essi malamente, coloro che hanno senno, e sono innalzati a tal dignità, non devono con i mali degli altri procacciare a sè stessi diletti, ma con le loro cure rendere più felici i cittadini. Nè avere per una parte l'animo pieno di livore e fierezza verso di tutti, e per l'altra trascurare la loro salvezza; ma amministrare le pubbliche cose con tale equità e dolcezza, che nessuno ardisca a tendere loro insidie, e nondimeno così guardare la propria vita, come se tutti volessero loro rapirla. E in vero avendo tali massime sarebbero fuori pericolo, ed avrebbero fama presso gli altri Greci : dei quali è malagevole trovare maggiori beni.
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Inizio: Ἄξιον δ’ αὐτοῦ καὶ ἃ πρὸς Ἀντιφῶντα τὸν σοφιστὴν διελέχθη μὴ παραλιπεῖν....Fine: ὥστε πέπεισμαι σὲ μᾶλλον ἀποθανεῖν ἂν ἑλέσθαι ἢ ζῆν ὥσπερ ἐγώ. ἴθι οὖν ἐπισκεψώμεθα τί χαλεπὸν ᾔσθησαι τοῦ ἐμοῦ βίου. (Senofonte)
Merita anche che non si dimentichino le sue discussioni con Antifonte Sofista. Infatti Antifonte una volta si recò da Socrate con l'intenzione di portargli via i compagni e alla presenza di quest'ultimi gli disse "Io pensavo che quelli che si dedicano alla filosofia o Socrate dovessero diventare più felici ma mi sembra che dalla filosofia tu ottenga risultati opposti. tu conduci, per esempio un tipo di vita come neppure potrebbe rimanere uno schiavo che vive sotto un padrone; mangi i cibi e bevi le bevande modestissimi (di scarsa qualità), e non solo indossi una misera veste, ma anche indossi sempre la stessa d'estate e d'inverno, e in più vai sempre scalzo e senza tunica (oppure puoi tradurre così: indossi un mantello che non solo è di cattiva qualità ma è lo stesso d'estate e d'inverno e vivi costantemente senza scarpe e senza chitone). ...(continua)