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FABRIZIO E PIRRO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Kleides
TRADUZIONE
Dopo che Fabrizio aveva preso il potere un uomo andò al suo accampamento portandogli una lettera nella quale il medico del re scrisse promettendo che avrebbe ucciso Pirro con dei veleni se fosse stato ricompensato con dei soldi per aver fatto finire la guerra senza pericolo. Fabrizio, arrabbiandosi per l´ingiustizia dell´uomo, inviò una lettera a Pirro, esortandolo a stare attento al complotto. Nella lettera c´era scritto così: - Gaio Fabrizio e Quinto Emilio, eccellenti fra i romani, mandano saluti al re Pirro. Non sembri essere un bravo giudice ne nello scegliere gli amici ne i nemici. Dalla lettera che ci sarà mandata si saprà che combatti contro gli uomini giusti e coraggiosi e hai fiducia in quelli ingiusti e cattivi. Ma noi non denunciamo queste cose per nostro piacere, ma affinché la tua vicenda non ci arrechi discredito e affinché non dia l´impressione che noi facciamo la guerra con l´inganno.
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LO STERMINIO DELLE AMAZZONI
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Kleides
Inizio: "Αμαζοντες γαρ Αρεως μεν τον παλαιον ησαν θυγατερες..." Fine: "...των ενθων εστρατευσαν επι τηνδε την πολιν"
Un tempo esistevano le Amazzoni, figlie di Ares, e abitavano presso il fiume Termodonte, sole fra i popoli vicini, esse indossavano armature di ferro, furono prime tra tutti ad apprendere l'arte di cavalcare: sorprendevano a cavallo il nemico disorientato, raggiungendolo se fuggiva, sfuggendolo se le inseguiva. Donne quanto al sesso, erano considerate uomini per il coraggio. Padrone di molte genti, avevano asservito i popoli vicini, ma quando conobbero la fama di Atene, per desiderio di gloria avanzarono in armi contro di noi. Ma nonostante i loro costumi il loro animo era femminile, furono sconfitte.
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Αμαζόνες γὰρ Ἄρεως μὲν ἦσαν θυγατέρες, οἰκοῦσαι δὲ παρὰ τὸν Θερμώδοντα ποταμόν, μόναι μὲν ἔχουσαι σιδηρᾶ ὅπλα τῶν περὶ αὐτάς, πρῶται δὲ τῶν πάντων ἐφ᾿ ἵππους ἀναβαίνουσαι, οἷς ἀνελπίστως δι᾽ ἀπειρίαν τῶν ἐναντίων ᾕρουν μὲν τοὺς φεύγοντας, ἀπέλειπον δὲ τοὺς δῐώκοντας· ἐνομίζοντο δὲ διὰ τὴν εὐψυχίαν μᾶλλον ἄνδρες ἢ διὰ τὴν φύσιν γυναῖκες· ἐδόκουν γὰρ τῶν ἀνδρῶν ταῖς ψυχαῖς διαφέρειν πλέον ἢ ταῖς ἰδέαις ἐλλείπειν. Ἄρχουσαι δὲ πολλῶν ἐθνῶν, καὶ ἔργῳ μὲν τοὺς περὶ αὐτὰς ποιησάμεναι δούλους, λόγῳ δὲ περὶ τῆσδε τῆς χώρας ἀκούουσαι κλέος μέγα, πολλῆς δόξης καὶ μεγάλης ἐλπίδος χάριν παρέλαβον τὰ μαχιμώτατα τῶν ἐθνῶν.
Infatti le Amazzoni erano figlie di Ares, abitavano (οἰκοῦσαι part pres att nom pl, οἰκέω ) accanto al fiume Termodonte, uniche che avevano su di loro armi di ferro, prime fra tutti a (ἀναβαίνουσαι — ἀναβαίνω part pres nom pl) a salire sui cavalli, con i quali per l'inesperienza degli avversari inaspettatamente catturavano (ᾕρουν, imper αἱρέω) quelli che fuggivano, mentre lasciavano indietro quelli che (le) inseguivano (δῐώκω). Erano considerati per l'ardire più uomini che donne per il (loro) aspetto fisico; sembravano infatti essere superiori (διαφέρω con genitivo) agli uomini più per i caratteri che essere inferiori (ἐλλείπω) per gli aspetti fisici. Comandando (ἄρχω con genivito) molti popoli e avendo reso con l'azione (ἔργῳ, ἔργον neut dat sg) schiavi quelli intorno a loro, e non a parole ( λόγῳ lett sing), sentendo riguardo a quella regione una grande fama a causa di una grande speranza e per la speranza successo presero con loro (παραλαμβάνω) i più bellicosi fra i popoli
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LE ISOLE DI EOLO
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
Traduzione dal libro Kleides - pagina 201 numero 137
Inizio: "Οι μεν εν Σικελια Ατηναιοι και Ρηγινοι του αυτου χειμωνος"
Fine: "ετελευτα τωδε ον Θουκυδιδης ξυνεγραψεν"
TRADUZIONE
Nello stesso inverno gli Ateniesi di Sicilia e i Reggini con trenta navi operano un'incursione contro le isole chiamate Eolie, poiché la siccità durante l'estate impediva ogni spedizione. Vi abitano i Liparoti, discendenti di Cnido. Abitano in una delle isole, non molto grande, denominata Lipari, le altre, Didime Strogile e Iera sono coltivate da coloni partiti da quest'isola maggiore. Quelli che vivono colà pensano che Efesto abbia la sua forgia sotto Iera, poiché questa di notte emette molto fuoco e di giorno fumo. Queste isole sono site in corrispondenza dei territori dei Siculi e dei Messeni, ed erano schierate con Siracusa. Gli Ateniesi, devastata la terra, poiché gli abitanti non si arrenevano, rientravano a Reggio. Stava finendo l'inverno, e finiva anche il quinto anno della guerra narrata da Tucidide"
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Spartani e Tebani si accingono alla battaglia parte I e parte II
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro kleides -Κλειδες pag. 186 n° 100 e 101
PRIMA PARTE
ἦν μὲν γὰρ μετ' ἄριστον τῷ Κλεομβρότῳ ἡ τελευταία βουλὴ περὶ τῆς μάχης· ἐν δὲ τῇ μεσημβρίᾳ ὑποπινόντων καὶ τὸν οἶνον παροξῦναί τι αὐτοὺς ἔλεγον. ἐπεὶ δὲ ὡπλίζοντο ἑκάτεροι καὶ πρόδηλον ἤδη ἦν ὅτι μάχη ἔσοιτο, πρῶτον μὲν ἀπιέναι ὡρμημένων ἐκ τοῦ Βοιωτίου στρατεύματος τῶν τὴν ἀγορὰν παρεσκευακότων καὶ σκευοφόρων τινῶν καὶ τῶν οὐ βουλομένων μάχεσθαι, περιιόντες κύκλῳ οἵ τε μετὰ τοῦ Ἱέρωνος μισθοφόροι καὶ οἱ τῶν Φωκέων πελτασταὶ καὶ τῶν ἱππέων Ἡρακλεῶται καὶ Φλειάσιοι ἐπιθέμενοι τοῖς ἀπιοῦσιν ἐπέστρεψάν τε αὐτοὺς καὶ κατεδίωξαν πρὸς τὸ στρατόπεδον τὸ τῶν Βοιωτῶν· ὥστε πολὺ μὲν ἐποίησαν μεῖζόν τε καὶ ἁθροώτερον ἢ πρόσθεν τὸ τῶν Βοιωτῶν στράτευμα. ἔπειτα δέ, ἅτε καὶ πεδίου ὄντος τοῦ μεταξύ, προετάξαντο μὲν τῆς ἑαυτῶν φάλαγγος οἱ Λακεδαιμόνιοι τοὺς ἱππέας, ἀντετάξαντο δ' αὐτοῖς καὶ οἱ Θηβαῖοι τοὺς ἑαυτῶν.
SECONDA PARTE
ἦν δὲ τὸ μὲν τῶν Θηβαίων ἱππικὸν μεμελετηκὸς διά τε τὸν πρὸς Ὀρχομενίους πόλεμον καὶ διὰ τὸν πρὸς Θεσπιᾶς, τοῖς δὲ Λακεδαιμονίοις κατ' ἐκεῖνον τὸν χρόνον πονηρότατον ἦν τὸ ἱππικόν. ἔτρεφον μὲν γὰρ τοὺς ἵππους οἱ πλουσιώτατοι· ἐπεὶ δὲ φρουρὰ φανθείη, τότε ἧκεν ὁ συντεταγμένος· λαβὼν δ' ἂν τὸν ἵππον καὶ ὅπλα ὁποῖα δοθείη αὐτῷ ἐκ τοῦ παραχρῆμα ἂν ἐστρατεύετο· τῶν δ' αὖ στρατιωτῶν οἱ τοῖς σώμασιν ἀδυνατώτατοι καὶ ἥκιστα φιλότιμοι ἐπὶ τῶν ἵππων ἦσαν. τοιοῦτον μὲν οὖν τὸ ἱππικὸν ἑκατέρων ἦν. τῆς δὲ φάλαγγος τοὺς μὲν Λακεδαιμονίους ἔφασαν εἰς τρεῖς τὴν ἐνωμοτίαν ἄγειν· τοῦτο δὲ συμβαίνειν αὐτοῖς οὐ πλέον ἢ εἰς δώδεκα τὸ βάθος. οἱ δὲ Θηβαῖοι οὐκ ἔλαττον ἢ ἐπὶ πεντήκοντα ἀσπίδων συνεστραμμένοι ἦσαν, λογιζόμενοι ὡς εἰ νικήσειαν τὸ περὶ τὸν βασιλέα, τὸ ἄλλο πᾶν εὐχείρωτον ἔσοιτο.
TRADUZIONE prima parte
Cleombroto (dativo di possesso) ebbe infatti l'ultimo consiglio di guerra dopo il pasto e, poiché avevano bevuto troppo a mezzogiorno, si diceva che fossero piuttosto eccitati. Quando poi entrambi gli eserciti presero le armi e fu ormai chiaro che si sarebbe data battaglia, i mercanti, alcuni dei portabagagli e tutti coloro che non volevano partecipare al combattimento tentarono di abbandonare l'esercito beotico, ma vennero accerchiati dai mercenari di Cerone, dai peltasti focesi e dai cavalieri di Eraclea e di Fliunte, che piombarono su di loro volgendoli in fuga e inseguendoli fino all'accampamento beotico, col risultato di rendere ancora più ampia e fitta la formazione beotica. Inoltre, essendo piano il terreno che si estendeva tra i due eserciti, gli Spartani schierarono davanti alla falange la cavalleria e lo stesso fecero i Tebani.
TRADUZIONE seconda parte
Ma la cavalleria tebana era ben addestrata poiché aveva combattuto contro le città di Orcomeno e di Tespie, mentre quella spartana, a quell'epoca, era del tutto inefficiente. Del mantenimento dei cavalli si occupavano infatti i più ricchi, mentre il cavaliere designato si presentava soltanto al momento della mobilitazione, ricevendo solo allora il cavallo e le armi in dotazione, con cui partiva immediatamente per la spedizione; del resto montavano a cavallo i soldati più deboli e meno coraggiosi. Questa era la situazione della cavalleria dall'una e dall'altra parte. Quanto alla falange, si dice che gli Spartani avanzarono in formazioni di tre file, quindi con una profondità di non più di dodici uomini. I Tebani avevano invece schierato le loro forze in modo da avere una profondità di almeno cinquanta scudi, poiché calcolavano che con lo sfondamento dell'ala guidata dal re il resto dell'esercito sarebbe facilmente caduto nelle loro mani.