Εν δε τω πονω τουτω απεθανε μεν ο στρατηγος Αριαβιγνης ο Δαρειου, Ξερξου ων αδελφος... εν τη Ευρωπη κινδυνευση απολεσθαι δρασμον εβουλευε. (da Erodoto)

In questa impresa moriva il comandante Ariabigne figlio di Dario, che era il fratello di Serse morivano anche molti altri e anche i più importanti fra i persiani e fra i medi e fra gli altri alleati, ma anche alcuni fra i greci. Infatti quando le loro navi venivano distrutte quelli che sapevano nuotare, se non morivano nella mischia nuotavano verso Salamina, molti dei barbari invece morivano in mare, poiché non sapevano nuotare. Quando le prime (le navi della prima fila) si volgevano in fuga in quel momento ne venivano distrutta la maggior parte. Infatti quelli schierati dietro, sforzandosi di passare davanti con i loro scafi per segnalarsi agli occhi del re con qualche bel gesto, cozzavano con le proprie contro le navi in ritirata. Quando la battaglia navale si era dissolta i greci trascinavano a Salamina tutti quanti i rottami che si trovavano ancora lì vicino pronti ad un'altra battaglia sperando che il re facesse ancora uso delle navi che erano sopravvissute. Serse quando veniva a conoscenza dell'accadimento patito (= della sconfitta subita) temendo che qualcuno degli Ioni suggerisse ai greci di considerare* di far vela verso l'Ellesponto per slegare i ponti e bloccato in Europa correndo il pericolo di essere abbandonato, progettava la ritirata (la fuga).