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I leprotti e le rane
Libro: E Kale Attike
Alcuni leprotti una volta si riunirono e si lamentarono l'uno con l'altro della loro vita, perché pensavano di essere i più paurosi tra gli animali; infatti sono catturati dagli uomini, dalle aquile e da molti altri animali. Essi allora, provando vergogna, volevano morire in modo assai coraggioso piuttosto che aver paura per tutta la vita. Dunque, si misero a correre verso lo stagno vicino, videro le rane che saltavano nello stagno e così fermarono la (loro) corsa. Allora il più saggio fra loro disse : "non c'è più bisogno ora di morire, ci sono infatti altri animali più paurosi di noi ".
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Il mito di Prometeo Libro: E Kale Attike
Prometeo, figlio di giapeto il titano, spesso irritava Zeus. Infatti dapprima esortato da zeus in un certo banchetto a dividere le carni, da una parte per se stesso custodisce le bellissime porzioni, dall'altra inganna zeus nascondendo le ossa. Poi all'insaputa di zeus plasma gli uomini dall'acqua e dalla terra, infine il fuoco, possesso stimatissimo degli dei, uba dal cielo e porta agli uomini. Per codeste cose zeus comanda ad efesto di crocifiggere il corpo di quello ad una certa ripida e inaccessibile rupe del monte caucaso. Prometeo certamente crocifisso a codesta rupe aspetta (rimane) molti anni: durante ciascun giorno un'aquila mandata da zeus mangia a quello il fegato cresciuto dui notte.
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Demostene rimprovera gli Ateniesi raccontando una storia
Libro: E Kale Attike pag. 191 n° 9
Allora Demostene parlando pubblicamente, gli ateniesi non davano per nulla ascolto allesue parole. L'oratore, smettendo di parlare raccontò una storia. '' Un uomo prendeva in affitto un asino e dalla città si dirigeva verso Megara. Il padrone dell'asino lo seguiva. L'aria era terribilmente calda e entrambi volevano stare sotto l'ombra dell'asino, uno diceva che avendo affittato l'asino non aveva affittato anche l'ombra, l'altro che avendo affittato l'asino aveva affittato anche l'ombra. '' Quando dunque Demostene tacque, gli Ateniesi che avevano ascoltato attentamente chiesero chi dei due avesse vinto. Ma il retore si adirò e urlò '' O Dei gli ateniesi ascoltano maggiormente un retore che racconta storie piuttosto che uno che consiglia ciò che è opportuno.
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Diodoro e Grillo figli di Senofonte
Libro: E Kale Attike
Avendo gli Ateniesi decretato di andare in aiuto agli Spartani, Senofonte, come ha scrito Diogene Laerzio nella (sua) vita dedicata a lui, inviò i figli a combattere ( στρατευσομενους = part. fut. finale ) in favore degli Spartani. Tra loro Diodoro allora, senza aver compiuto ( ουδεν πραξας ) nulla di illustre, si salvò ( lett. si salva) dalla battaglia, Grillo, invece, dopo aver combattuto con coraggio, morì. Si dice che allora Senofonte stesse sacrificando tenendo una corona sul capo; essendogli stata annunciata da un tale la morte del figlio, si tolse la corona, e poi, avendo sentito che il figlio era morto nobilmente (degnamente), si rimise di nuovo la corona. Alcuni narrano che lui non avesse neppure pianto, ma avesse gridato : "non ignoravo di averlo generato mortale".
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Gli ateniesi apprendono la notizia della disfatta in Sicilia
Libro: E Kale Attike
Uno straniero, che era sbarcato ( αποβας ) al Pireo e si era seduto da un barbiere, raccontava ( λογους εποιειτο ) a proposito degli avvenimenti, come se già gli Ateniesi sapessero tutto (ως των Αθηναιων ...εγνωκοτων ). Il barbiere allora, sentiti questi racconti, prima che altri ne venissero a conoscenza, direttosi verso la rocca ( il centro ) di corsa e dopo essersi presentato ai magistrati, riportò subito il racconto in piazza. Sorto allora un grande turbamento e tumulto, i magistrati, convocata l'assemblea, fecero introdurre l'uomo. E poichè, essendogli chiesto da chi l'avesse saputo, non aveva niente di sicuro da riferire ( φραζειν ), essendo sembrato essere un raccontatore di frottole e che turbasse la città, subì una tortura per molto tempo, finchè sopraggiunsero quelli che annunciavano i fatti, come ( in realtà) erano ( ως ειχεν ).