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Ἦν γὰρ δὴ ἄττα τοιάδε· πολλάκις μοι φοιτῶν τὸ αὐτὸ ἐνύπνιον ἐν τῷ παρελθόντι βίῳ, ἄλλοτ᾽ ἐν ἄλλῃ ὄψει φαινόμενον, τὰ αὐτὰ δὲ λέγον, «Ὦ Σώκρατες,» ἔφη, «μουσικὴν ποίει καὶ ἐργάζου».... (Platone)
"Infatti, accadevano cose come queste: spesso, nella mia vita passata mentre vagavo (φοιτάω part pres) apparendomi lo stesso sogno, a volte con un altra visione, diceva ( lett pl sempre) le stesse cose: "O Socrate," diceva, "fai musica e praticala." Ed io, in quel tempo lo facevo (sul vocabolario: τοῦτο ὑπελάμβανον αὐτό μοι παρακελεύεσθαί τε καὶ ἐπικελεύειν =) e pensavo che (il sogno) proprio a ciò mi incitava ed esortava, come coloro che incitano i corridori così il sogno mi ordinava di fare appunto questo, di fare musica, in quanto essendo la filosofia una grande musica, io stavo facendo questo. Ma ora, poiché c'è stato il processo e la festa del dio mi impediva di morire, mi sembrò che fosse necessario, se effettivamente il sogno mi avesse comandato, ripetutamente di fare questa musica popolare, di non disubbidire ( ἀπειθέω) ad esso ma di farla; (mi parve necessario) che fosse più sicuro non andarsene prima di dedicarsi (ἀφοσιόω) componendo poesie e avendo obbedito al sogno.
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Δει δε τον παρα των φιλων και των βοηθουντων λογων παρηγοριαν ειναι μη συνηγοριαν του λυπουντος· ου γαρ συνδακρυοντων και συνεπιθρηνουντων ωςπερ χορων τραγικων εν τοις αβουλητοις χρειαν εχομεν ... (Plutarco)
Bisogna che il conforto (sott: proveniente) dagli amici e dalle parole di coloro che ci soccorrono non sia una difesa di ciò che procura dolore; infatti non abbiamo bisogno di coloro che piangono e di quelli che si lamentano come cori tragici nelle cose spiacevoli, ma di coloro che parlano con franchezza e di coloro che insegnano che il lamentarsi e l'umiliarsi è del tutto inutile e che sono fra le cose che nascono invano e scioccamente dal momento che le stesse cose, esaminate e scoperte dalla ragione, permettono di dire a se stessi: "Non hai subito nulla di grave, a meno che tu non lo finga", è del tutto ridicolo non domandarsi cosa abbia sofferto il corpo e se l'anima sia diventata peggiore a causa di questo evento.
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Συρακόσιοι δὲ τοὺς σφετέρους αὐτῶν νεκροὺς θάψαντες ἐκκλησίαν ἐποίουν. Καὶ παρελθὼν αὐτοῖς Ἑρμοκράτης ὁ Ἕρμωνος, ἀνὴρ καὶ ἐς τἆλλα ξύνεσιν οὐδενὸς λειπόμενος καὶ κατὰ τὸν πόλεμον ἐμπειρίᾳ τε ἱκανὸς γενόμενος ... (Tucidide)
I Siracusani, dopo aver seppellito i loro morti, facevano un assemblea. Essendosi fatto avanti (παρέρχομαι)Ermocrate figlio di Ermone, uomo del resto (ξύνεσιν οὐδενὸς λειπόμενος =) non inferiore a nessuno per intelligenza, che era competente per esperienza per l'argomento militare e rinomato per valore, (li) incoraggiava e non (gli) permetteva di cedere davanti al fatto accaduto (sott "dicendo che) infatti il loro animo non era stato sconfitto ma che li aveva danneggiati il loro disordine. (Diceva che ) Sicuramente non erano stati inferiori tanto quanto era ragionevole, poiché d'altra parte [erano stati inferiori] poiché avevano combattuto da dilettanti con i primi fra i Greci per esperienza come a dire contro artigiani. Ma (diceva che) avevano arrecato danno (βλάπτω) sia il gran numero dei generali sia il comando di molti (infatti loro avevano quindici generali – dat di possesso) e l'anarchia indisciplinata (ἀσύντακτος) della massa delle truppe. Ma se pochi generali fossero diventati esperti e durante quell' inverno avessero preparato armi pesanti a coloro che non era possibile procurarsi le armi così da essere numerosissimi e che allenandoli con le altre esercitazioni militari (frase sul vocabolario: τῇ ἄλλῃ μελέτῃ con le altre esercitazioni militari ) disse che probabilmente sarebbero stati in grado di prevalere sui nemici, essendo presente in loro il valore e avendo ottenuto l'ordine nelle azioni.
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Τῶν γὰρ ὄντων ἀγαθῶν καὶ καλῶν οὐδὲν ἄνευ πόνου καὶ ἐπιμελείας θεοὶ διδόασιν ἀνθρώποις, ... (Senofonte)
Gli dei non danno delle cose buone e belle agli uomini senza fatica e impegno, e allora se vuoi che gli dei ti siano favorevoli, bisogna venerare gli dei, se vuoi essere amato dagli amici, bisogna fare del bene agli amici, se desideri essere stimato da qualche città, bisogna aiutare la città, se ritieni giusto essere ammirato da tutta la Grecia per virtù, bisogna tentare di fare del bene alla Grecia, se vuoi che la terra ti porti abbondanti frutti, bisogna coltivare la terra, se pensi che bisogna arricchirsi per mezzo del gregge, bisogna occuparsi dei greggi, se miri ad essere glorificato durante la guerra e vuoi poter non solo liberare gli amici ma anche sottomettere i nemici, bisogna non solo apprendere le stesse arti della guerra da coloro che conoscono, ma anche esercitarsi su come bisogna usare quelle; dunque, se vuoi essere forte nel corpo, bisogna abituare il corpo ad obbedire all'intelligenza e bisogna esercitarsi con fatiche e sudore.
Ulteriore proposta di traduzione
Gli dèi non concedono agli uomini niente delle cose belle e buone senza fatiche e attenzione; ma se vuoi che gli dèi ti siano favorevoli, bisogna onorare gli dèi; se vuoi essere amato dagli amici, bisogna beneficiare gli amici; se desideri essere amato da una certa città, bisogna giovare alla città; se desideri essere ammirato dll'intera Grecia, bisogna tentare di fare del bene alla Grecia; se vuoi che la terra produca per te abbondanti frutti, bisogna coltivare la terra; se pensi che ci sia bisogno di essere arrichiti dalle greggi, bisogna prendersi cura delle greggi; se ti appresti ad essere esaltato dal nemico, si deve imparare l'arte della guerra; ma se vuoi essere forte nel corpo, bisogna esercitare il corpo ed esporlo alle fatiche e al sudore.
(By Starinthesky)
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Τῶν δὲ συνόντων Διονυσίῳ ποιητῶν Φιλόξενος ὁ διθυραμβοποιός, μέγιστον ἔχων ἀξίωμα κατὰ τὴν κατασκευὴν τοῦ ἰδίου ποιήματος, κατὰ τὸ συμπόσιον ἀναγνωσθέντων τῶν τοῦ τυράννου ποιημάτων μοχθηρῶν ὄντων ἐπηρωτήθη περὶ τῶν ποιημάτων τίνα κρίσιν ἔχοι. Ἀποκριναμένου δ' αὐτοῦ παρρησιωδέστερον, ὁ μὲν τύραννος προσκόψας τοῖς ῥηθεῖσι, καὶ καταμεμψάμενος ὅτι διὰ φθόνον ἐβλασφήμησε, προσέταξε τοῖς ὑπηρέταις παραχρῆμα ἀπάγειν εἰς τὰς λατομίας. Τῇ δ᾽ ὑστεραίᾳ τῶν φίλων παρακαλούντων συγγνώμην δοῦναι τῷ Φιλοξένῳ, διαλλαγείς αὐτῷ πάλιν τοὺς αὐτοὺς παρέλαβεν ἐπὶ τὸ συμπόσιον. Προβαίνοντος δὲ τοῦ πότου, καὶ πάλιν τοῦ Διονυσίου καυχωμένου περὶ τῶν ἰδίων ποιημάτων, καί τινας στίχους τῶν δοκούντων ἐπιτετεῦχθαι προενεγκαμένου, καὶ ἐπερωτῶντος «Ποιά τινά σοι φαίνεται τὰ ποιήματα ὑπάρχειν;». Ἄλλο μὲν οὐδὲν εἶπε, τοὺς δ᾽ ὑπηρέτας τοῦ Διονυσίου προσκαλεσάμενος ἐκέλευσεν αὑτὸν ἀπαγαγεῖν εἰς τὰς λατομίας. (Diodoro Siculo)
Dei poeti che frequentavano Dionigi, il ditirambografo Filosseno, che godeva di grandissima reputazione per la composizione dei suoi poemi, durante un simposio, dopo che erano stati letti i poemi del tiranno, che erano pessimi, fu interrogato su quale fosse il suo giudizio su di essi. Avendo egli risposto con eccessiva franchezza, il tiranno, irritato dalle sue parole, lo accusò di averle pronunciate per invidia e ordinò ai servi di condurlo immediatamente nelle latomie. Il giorno dopo, su intercessione degli amici che implorarono il perdono per Filosseno, Dionisio si riconciliò con lui e lo invitò di nuovo al simposio. Proseguendo il banchetto, Dionisio si vantò ancora una volta dei suoi poemi e, recitando alcuni versi che considerava particolarmente riusciti, chiese a Filosseno: "Cosa ne pensi di questi poemi?". Ma egli non disse nulla, ma chiamò i servi di Dionisio e ordinò loro di condurlo nelle latomie. (By starinthesky)