Ὅδε ἐστὶν ὁ τῶν ἐφήβων ὅρκος. «Οὐκ αἰσχυνῶ τὰ ἱερὰ ὅπλα, οὐδὲ λείψω τὸν παραστάτην· ἀμυνῶ δὲ καὶ ὑπὲρ ἱερῶν καὶ ὁσίων καὶ οὐκ ἐλάττω παραδώσω τὴν πατρίδα, πλείω δὲ καὶ ἀρείω κατά τε ἐμαυτὸν καὶ μετὰ ἁπάντων, ... (Licurgo)

Questo è il giuramento degli efebi: "Non disonorerò le sacre armi, non abbandonerò chi combatte al mio fianco, combatterò in difesa (ἀμύνω ὑπὲρ) delle cose sacre e delle cose divine, non (παραδώσω futuro παραδίδωμι) lascerò la patria in eredità (παραδίδωμι) peggiore ma miglioree più forte, sia da solo che con tutti. Ed (εὐηκοήσω futuro εὐηκοέω) obbedirò sempre a coloro che regnano saggiamente e obbedirò (πείθω futuro) alle leggi stabilite; e qualora qualcuno abolisca (congiuntivo presente ἀναιρέω) le norme stabilite o non obbedisca (loro), io non lo concederò (futuro ἐπιτρέπω) ma solo e con molti onorerò le norme sacre dei padri. [Siano] giudici (ἵστωρ -ορος) gli dei Aglauro, Estia, Enio, Enyalio Ares e Atena Ares, Zeus, Thallo, Auxo, Hegemone, Eracle, i confini della patria, i cereali, l'orzo, le viti, gli ulivi, i fichi."
(By Vogue)