Οὐδὲ γὰρ αὖ πάλιν τοὺς πατέρας ἔγωγε ἀξιῶ τελέως σκληροὺς καὶ τραχεῖς εἶναι τὴν φύσιν, ἀλλὰ πολλαχοῦ καὶ συγχωρεῖν τινα τῷ νεωτέρῳ τῶν ἁμαρτημάτων, καὶ ἑαυτοὺς ἀναμιμνῄσκειν ὅτι ἐγίγνοντο νέοι. Καὶ καθάπερ ἰατροὶ τὰ πικρὰ τῶν φαρμάκων τοῖς γλυκέσι χυμοῖς καταμιγνύντες... (Plutarco)

Infatti, neppure io ritengo che i padri debbano essere completamente duri e severi nel carattere, ma che debbano in molti casi concedere ai giovani alcuni degli errori e ricordare a sé stessi che erano giovani (anche loro). E come i medici, mescolando l'amaro dei farmaci con succhi dolci, trovano una via piacevole verso ciò che è benefico, così i padri devono mescolare la severità delle critiche con la mitezza, e talvolta assecondare i desideri dei figli e allentare le redini, talvolta invece (devono) irrigidirsi di nuovo e soprattutto (devono) tollerare facilmente gli errori. Infatti, bisogna che un padre sia incline all'ira piuttosto che pesante d'animo, poiché la durezza e l'irriconciliabilità sono un segno non piccolo di avversione verso i figli. E' bello anche non sembrare di rendersi conto di alcuni degli errori, ma attribuire al naturale indebolimento della vecchiaia la mancanza di percezione verso le cose che accadono, come se, vedendo alcune cose fatte, non si vedessero, e sentendo non si sentissero. Sopportiamo gli errori degli amici: che cosa meravigliosa [sarebbe se sopportassimo gli errori] dei figli?
(By Vogue)