Greco lingua e civiltà 2 pagina 36 numero 15
Ει δε εγρατεια καλον γε καγαθον ανδρι κτημα εστιν, επισκεψωμεθα ει τι προυβιβαζε λεγων εις ταυτην τοιαδε͵ ... Αλλα κακουργοτατον εστι μη μονον τον οικον τον εαυτου φθειρειν, αλλα και το σωμα και την ψυχην.
Se la padronanza di sé è dote bella e buona per l’uomo, ora indaghiamo chi era nel giusto dicendo queste cose: o uomini, dice, se volessimo scegliere un uomo che faccia per noi una guerra, ci salveremmo forse da questo se riduciamo di molto le guerre, forse anche se lo riteniamo servo dello stomaco o del vino o dei piaceri sessuali o della fatica o del sonno, questo forse sceglieremmo? E in qual modo forse penseremmo che quel tale salvasse noi o vincesse i nemici? Se giunti alla fine della vita volessimo affidare o i figli maschi da educare o le figlie vergini da custodire o i beni da salvare, in che modo credibile penseremmo a uno non padrone di sé? Al servo debole affideremmo forse le greggi o le dispense o il comando delle imprese? Ma assai perverso è non solo chi manda in rovina la sua casa, ma anche il corpo e l’anima.(by Geppetto)
Altra proposta di traduzione
Se anche la padronanza di sé è per l'uomo una dote bella e buona, esaminiamo se faceva fare dei progressi in tale direzione dicendo questo: "Amici miei, se fossimo in guerra e intendessimo scegliere come capo un uomo che ci aiutasse il più possibile a salvarci e a debellare i nemici e se sapessimo che un tale non sa resistere al suo ventre o al vino o alla passione d'amore o alla fatica o al sonno, forse che lo sceglieremmo? E come potremmo aspettarci la salvezza e la vittoria sui nemici da un tipo così? E se fossimo alla fine della nostra vita e volessimo lasciare qualcuno che si prendesse cura dell'educazione dei figli maschi o della tutela delle femmine o della buona gestione dei beni, penseremmo degno della nostra fiducia, per questi incarichi, un uomo incontinente? E affideremmo a un servo incontinente il bestiame, i magazzini delle provviste, la supervisione dei lavori? Ma è dannosissimo portare alla rovina non solo il proprio patrimonio, ma anche il proprio corpo e la propria anima.
Altra proposta di traduzione
Se poi la padronanza di sé è una buona e bella dote per un uomo, esamineremo se faceva qualche progresso verso quella parlando in questo modo; uomini, disse, se avendo noi la guerra, volessimo eleggere un uomo, per il quale soprattutto salvassimo noi stessi, riducessimo in nostro potere i nemici, forse eleggeremmo uno che fosse meno forte o della gola o del vino o dei piaceri venerei o della fatica o del sonno? E come crederemmo che uno siffatto sia salverebbe noi sia supererebbe i nemici? Se essendo in fin di vita volessimo confidare ad uno o di educare i figli maschi o di custodire le figlie vergini o di conservare gli averi, forse stimeremmo degno un intemperante che confidassimo tali cose? Ad un servo intemperante affideremmo o il bestiame o la dispensa o l’assistenza dei lavori? Vorremmo noi prendere senza pagamento uno siffatto come ministro o spenditore? Allora se nemmeno ammetteremo un servo intemperante, non sarebbe cosa degna che egli si guardasse di diventare uno siffatto? Ed infatti non come gli avari che rubando gli averi degli altri arricchiscono se stessi, così l’intemperante dannoso agli altri, è utile a se stesso, ma malefico agli altri, maggior male fa a se stesso, se è cosa molto più dannosa rovinare non solo la propria casa, ma anche il corpo e l’anima (by Stuurm)