Greco Lingua e civiltà 2 pagina 400 numero 122

Εγω γαρ, ω Αθηναιοι, επειδη εδοκει μοι γαμειν και γυναικα ηγομην εις την οικιαν τον μεν αλλον χρονον ουτω ειχον ωστε μη λιπειν, εφυλαττον τε ως οιον τε ην και προσειχον τον νουν ωσπερ επιεικες ην· επειδη δε μοι παιδιον γιγνεται, επιστευον .... fine:απωλλυ αυτην.

Io infatti o ateniesi quando mi sembrava (opportuno) sposarmi e conducevo una donna in casa, in un primo momento ero così ben disposto verso di lei che non soffriva ne era troppo in suo potere fare ciò che voleva e la sorvegliavo come era bene e stavo attento come era naturale. quando mi nasce un bambino mi fidavo già e affidavo a lei tutte le mie cose ritenendo che questa fosse la massima prova di familiarità fra di noi dunque nella prima parte del matrimonio, o ateniesi, era la migliore di tutte le donne e infatti era un'economa straordinaria e accurata e capace di organizzare tutte le cose in modo preciso poi mia madre morì e morendo divenne causa per me di tutte le disgrazie. Infatti mia moglie al funerale vista da quest'uomo col tempo viene sedotta; infatti stando alle costole della serva quella che andava al mercato, rivolgendole delle parole la corruppe.