Επει δε μοι ο επιστολικος χαρακτηρ δειταιισχνοτητος και περι αυτου λεγωμεν Αρτεμων μεν ουν ο τας Αριστοτελους αναγραψας επιστολας φησιν οτι δει εν τω αυτω τροπω διαλογον ... καθαπερ του Πλατωνος πολλαι και η θουκιδιδου. (Demetrio)

Poiché anche lo stile epistolare richiede semplicità parleremmo anche di questo. Artemone che catalogò le Lettere di Aristotele, dice che bisogna scrivere dialogo e lettere nello stesso modo: la lettera è infatti come una delle due parti del dialogo. Ha ragione in parte ma non completamente. Bisogna infatti che la lettera sia in un certo qual modo più studiata del dialogo: questo, del resto imita una conversazione improvvisata, mentre la lettera viene messa per iscritto ed inviata, in un certo senso come un dono. La lettera deve esprimere soprattutto il carattere, così come il dialogo. Ciascuno di noi, infatti scolpisce quasi l'immagine della propria anima in una lettera. La lettera deve essere breve e formalmente concisa. Le lettere eccessivamente lunghe e stilisticamente troppo enfatiche in verità non sono proprio lettere, ma trattati con apposta la scritta "salve" come molte lettere di Platone e quella di Tucidide.