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Ξύλινόν τις Ἑρμῆν κατασκευάζει καὶ προσφέρει εἰς ἀγορὰν καὶ πωλεῖ· μηδενὸς δὲ θνητοῦ προσιόντος, ἐκκαλεῖν τινας βουλόμενος, βοᾷ ὡς ἀγαθοποιὸν δαίμονα καὶ κέρδους δωρητικὸν πιπράσκει. Λέγοντός τινος πρὸς αὐτόν· «Ὦ οὗτος, καὶ τί τοῦτον τοιοῦτον ὄντα πωλεῖς, δέον τῶν παρ' αὐτοῦ ἀφελειῶν ἀπολαύειν;». Ὁ δὲ ἀποκρίνεται· «Ὅτι ἐγὼ μὲν ταχείας ὠφαλείας τινὸς δέομαι, αὐτὸς δὲ βραδέως τὰ κέρδη περιποιεῖν, Πρὸς ἄνδρα αἰσχροκερδῆ λόγος εὔκαιρος. (da Esopo)
Un tale scolpisce Ermes in legno e lo porta verso la piazza per venderlo (lett. e vuole vendere); poiché non si vede nessun compratore, volendo attirare qualcuno, grida che sta arrivando un dio benevolo e dispensatore di guadagni. Dicendogli un tale: "Caro, e perché vendi così tanto, se puoi trarne vantaggio?", egli risponde: "Perchè io ho bisogno di un vantaggio immediato, questo dà vantaggi passato il tempo" La storia è consona ad un uomo avido di guadagno
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Da qua percorrevano quattro tappe per venti parasanghe verso una città grande e fiorente e popolosa che era chiamata Gimnià. Da questa terra il governatore manda ai Greci una guida perché li conduca per la regione dei loro nemici. Quello dice che condurrà loro per cinque giorni verso un territorio dove avrebbero visto il mare. E il quinto giorno giungono sul monte. Il nome del monte era Teche. Allorchè i primi arrivavano e vedevano il mare, si levava un alto grido. I soldati infatti urlavano "mare, mare" e tutti correvano. Allorchè tutti giungevano sulla cima, allora si abbracciavano l'un l'altro, sia gli strateghi che i locaghi piangendo.
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Ma a voi che ascoltate dico. amate i vostri nemici, fate del bene a chi vi odia, benedite chi vi maledice, pregate per quelli che vi trattano malamente. A chi ti colpisce porgi l'altra guancia e non richiedere le tue cose a chi le porta via da te. E come volete che gli uomini facciano a voi, così fate a loro. E se avete caro chi vi ha caro, che merito avete? e infatti anche i peccatori amano chi li ama.
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Per chi va verso la stoà, che chiamano Pecile dalle pitture, c'è un Ermes di bronzo, chiamato Agoraio e vicino una porta; sopra di questa c'è un trofeo degli Ateniesi, vincendo una battaglia equestre Plistarco, che riceveva il comando della cavalleria di Cassandro e dei mercenari, essendo (suo) fratello. Questa stoà stessa per prima cosa ha gli Ateniesi schierati a Enoe o Argo contro i Lacedemoni: la battaglia non è dipinta all'apice (della battaglia), ma quando inizia e vengono alle mani. Nel mezzo delle pareti gli Ateniesi e Teseo combattono contro le Amazzoni, che poi andavano a Troia per combattere contro gli stessi Ateniesi e tutti gli ateniesi. Proprio all'estremità ci sono i combattenti di Maratona. Sono maggiormente evidenti tra i combattenti Callimaco, il quale era eletto polimarco dagli Ateniesi, e Milziade tra gli strateghi, un eroe Echetlo, di cui anche in seguito porto ricordo.
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Ed ancora a mezzogiorno non erano apparsi i nemici; quando diventava sera apparvero come una nuvola bianca di polvere, molto dopo come una nube nera sopra tutti. Quando si facevano (lett. diventavano) più vicini subito splendeva anche il rame e le punte delle aste e le schiere diventavano visibili. C'erano anche cavalieri dalle bianche corazze alla sinistra dei nemici: Tissoferne era chiamato a comandarli; c'erano anche truppe armate di scudi di vimini e soldati con lunghi scudi di legno. Erano detti (lett. erano detti essere) egizi. Altri cavalieri, altri arcieri. Tutti loro camminavano (divisi) per popoli. Davanti a questi c'erano carri da guerra, chiamati falcati. Avevano le falci sulle assi delle ruote del carro, sui fianchi.