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Bello Etrusco Aemilius Paulus consul, cum apud oppidum Vetuloniam, in colle positum, exercitum in planitiem demissurus esset, contemplatus procul avium multitudinem citatiore volatu ex silva subito consurrexisse, intellexit aliquid insidiarum illic latere, quod et turbateeaves erant et plures simul evolaverant. Suspicans aves ab hostibus in silva abditis turbatas esse, praemisit exploratores, per quos comperit decem milia Boiorum ibi Romanorum agmini imminere. Tum Aemilius Paulus, missis legionibus, eos circumfudit atque fugavit.
Durante la guerra etrusca il Console Emilio Paolo e avendo mandato l'esercito nella pianura presso la città di Vetulonia situata su un colle osservando da lontano che una moltitudine di uccelli si era alzata all'improvviso dal bosco con un volo troppo veloce capì che una qualche insidia si nascondeva lì poiché sia gli uccelli erano agitati sia molti erano (uccelli erano) volati contemporaneamente. Sospettando che gli uccelli fossero stati turbati dai nemici nascosti nel bosco mandò in avanscoperta gli esploratori per mezzo dei quali venne a conoscenza che diecimila buoi costituivano un incombente minaccia là per la loro schiera dei romani allora Emilio Paolo inviate le legioni li circondò e li mise in fuga.
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Octavius, qui postea Caesar Octavianus appellatus est, puerulus quattuor annorum, cum patrem amisisset, ab avuncolo adoptatus est. Cum belli aartem discere cuperet, avunculum, qui in Hispaniam profecturus erat, comitatus est; postea Apolloniam, Illiriae urbem tuum liberalibus studiis florentissimam, se contulit, ut ibi optimas artes disceret. Avunculi morte audita, Romam rediit et, veteranorum exercitu collectu, auxilium tulit Decimo Bruto, qui ab Antonio Mutinae obsidebatur. Cum in hanc urbem intrare non posset quia ab hostibus intercludebatur. rutum autem de suo adventu et de omnibus rebus, quas facturus erat, certiorem facere vellet, ei primo epistulas in levibus laminas inscriptas immisit, quas fluminis undis, quod per urbem intra moenia praeterfluebat. Postea aliud consilium securius secutus est. Quo celerius epistulae ad Brutum perferrentur, eas ad colla columbarum, quas diu in caveis inclusas ac sine cibo tenuerat, alligabat. Simul ac colombae, lucis cibique avidae, e caveis emittebantur, Mutinam petebant, ubi a Bruti militibus, qui ad id grana frumenti in quarundam domorum tectis posuerant, sine ulla difficultate capiebantu
Ottavio, che vemme chiamato in seguito Cesare Ottaviano (quando era ancora un) fanciulletto di quattro anni, avendo perso il padre, fu adottato dal prozio (Cesare). Desiderando imparare l'arte della guerra, seguì il prozio, che stava per partire per la Spagna; dopo si recò ad Apollonia, città dell'Illiria allora fiorentissima per gli studi liberali, per imparare lì le massime arti. Venuto a conoscenza della morte dello zio, ritornò a Roma e, preparato un esercito di veterani andò in aiuto di Decimo Bruto, il quale era assediato a Mutina da Antonio. Non riuscendo ad irrompere in questa città poiché era circondata dai nemici, volendo informare Bruto del suo arrivo e di tutto ciò che avrebbe fatto, gli inviò prima una lettera scritta su lamine leggere, che affidò alle acque del fiume, che attraversava la città penetrando attraverso le mura. In un secondo momento seguì un altro espediente più sicuro. Affinché le missive giungessero più velocemente a Bruto, la legava al collo di colombe che aveva tenuto a lungo in gabbia senza cibo. Non appena le colombe, desiderose di luce e di cibo, venivano liberate dalle gabbie, si fiondavano a Mutina, dove cadevano senza difficoltà alcuna preda dei soldati di Bruto, i quali, per quello scopo, avevano cosparso chicchi di grano sui tetti di alcune case.