La Costituzione degli Ateniesi - Aristotele capitolo XXVII

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Traduzione capitolo XLI

μετα δε ταυτα προς τω δημαγωγειν ελθοντος Περικλεους" ... "δεκασας το δικαστηριον απεφυγεν

Μετὰ δὲ ταῦτα πρὸς τὸ δημαγωγεῖν ἐλθόντος Περικλέους, καὶ πρῶτον εὐδοκιμήσαντος, ὅτε κατηγόρησε τὰς εὐθύνας Κίμωνος στρατηγοῦντος νέος ὤν, δημοτικωτέραν ἔτι συνέβη γενέσθαι τὴν πολιτείαν. καὶ γὰρ τῶν Ἀρεοπαγιτῶν ἔνια παρείλετο, καὶ μάλιστα προύτρεψεν τὴν πόλιν ἐπὶ τὴν ναυτικὴν δύναμιν, ἐξ ἧς συνέβη θαρρήσαντας τοὺς πολλοὺς ἅπασαν τὴν πολιτείαν μᾶλλον ἄγειν εἰς αὑτούς. μετὰ δὲ τὴν ἐν Σαλαμῖνι ναυμαχίαν ἑνὸς δεῖ πεντηκοστῷ ἔτει, ἐπὶ Πυθοδώρου ἄρχοντος, ὁ πρὸς Πελοποννησίους ἐνέστη πόλεμος, ἐν ᾧ κατακλεισθεὶς ὁ δῆμος ἐν τῷ ἄστει, καὶ συνεθισθεὶς ἐν ταῖς στρατείαις μισθοφορεῖν, τὰ μὲν ἑκὼν τὰ δὲ ἄκων προῃρεῖτο τὴν πολιτείαν διοικεῖν αὐτός. ἐποίησε δὲ καὶ μισθοφόρα τὰ δικαστήρια Περικλῆς πρῶτος, ἀντιδημαγωγῶν πρὸς τὴν Κίμωνος εὐπορίαν. ὁ γὰρ Κίμων ἅτε τυραννικὴν ἔχων οὐσίαν, πρῶτον μὲν τὰς κοινὰς λῃτουργίας ἐλῃτούργει λαμπρῶς, ἔπειτα τῶν δημοτῶν ἔτρεφε πολλούς. ἐξῆν γὰρ τῷ βουλομένῳ Λακιαδῶν, καθ' ἑκάστην τὴν ἡμέραν ἐλθόντι παρ' αὐτὸν ἔχειν τὰ μέτρια. ἔτι δὲ τὰ χωρία πάντα ἄφρακτα ἦν, ὅπως ἐξῇ τῷ βουλομένῳ τῆς ὀπώρας ἀπολαύειν. πρὸς δὴ ταύτην τὴν χορηγίαν ἐπιλειπόμενος ὁ Περικλῆς τῇ οὐσίᾳ, συμβουλεύσαντος αὐτῷ Δαμωνίδου τοῦ Οἴηθεν (ὃς ἐδόκει τῶν πολλῶν εἰσηγητὴς εἶναι τῷ Περικλεῖ· διὸ καὶ ὠστράκισαν αὐτὸν ὕστερον), ἐπεὶ τοῖς ἰδίοις ἡττᾶτο, διδόναι τοῖς πολλοῖς τὰ αὑτῶν, κατεσκεύασε μισθοφορὰν τοῖς δικαστηρίοις· ἀφ' ὧν αἰτιῶνταί τινες χείρω γενέσθαι, κληρουμένων ἐπιμελῶς ἀεὶ μᾶλλον τῶν τυχόντων ἢ τῶν ἐπιεικῶν ἀνθρώπων. ἤρξατο δὲ μετὰ ταῦτα καὶ τὸ δεκάζειν, πρώτου καταδείξαντος Ἀνύτου μετὰ τὴν ἐν Πύλῳ στρατηγίαν. κρινόμενος γὰρ ὑπό τινων διὰ τὸ ἀποβαλεῖν Πύλον, δεκάσας τὸ δικαστήριον ἀπέφυγεν

Traduzione

Dopo questi fatti essendo giunto Pericle a governare il popolo, e prima avendo goduto di grande reputazione, quando, mentre era giovane, fece accuse per il rendiconto del comandante Cimone, avvenne che il governo politico era ancor più democratico. E difatti tolse uno solo degli Aeropagiti, e spinse soprattutto la città a potenza navale per la quale essendo divenuti coraggiosi avvenne che molti amministravano gli affari pubblici per loro stessi. Dopo la battaglia di Salamina, è necessario uno solo per la durata di 50 anni, sotto il governo di Pitodoro, si cominciò la guerra contro i Peloponnesi, nella quale il popolo essendo costretto dentro la città, ed abituatosi ad assoldare nelle spedizioni militari, egli veniva eletto a governare gli affari pubblici alcune cose volendo altre nolendo. Primo Pericle rese un compenso per le funzioni di giudice, favorendo il popolo contro il profitto di Cimone. Infatti Cimone poiché aveva una ricchezza regale, innanzitutto compiva i servizi pubblici a proprie spese apertamente, in seguito manteneva molti dei concittadini. Infatti era lecito a chi voleva dei Lacedi, che ogni giorno andava da lui stesso ad avere la giusta misura. Ancora tutta la regione era non protetta perché fosse lecito a chi voleva approfittare del frutto. Pericle mancando del patrimonio per la fornitura poiché volle insieme con lui Damonide di Ea (costui sembrava essere a Pericle consigliere di molte cose: per questo ostracizzò anche lui poi) poiché era inferiore di beni propri, stabilì di donare a molti i loro mezzi, compenso per le funzioni ai giudici. Da ciò alcuni accusano di essere divenuto peggio, designando sempre più con cura uomini qualunque che qualificati. Dopo questi fatti si è cominciato a corrompere poiché primo scoprì Anito dopo la carica di comando nel Pilo. Accusato infatti da alcuni per aver perso Pilo, avendo corrotto il giudice fuggì.

TRADUZIONE libera

In seguito Pericle, divenuto capo dei democratici e conquistatosi la fama per la prima volta quando, ancora gio­vane, accusò Cimone al momento del rendiconto del suo ope­rato come stratego, rese il governo più democratico. Tolse infatti certe prerogative all'Areopago, e soprattutto spinse la città a diventare una potenza navale; la conseguenza fu che il popolo, sempre più audace, attirò a sé tutta la politica. Quarantanove anni dopo la battaglia di Salamina, sotto l'ar-contato di Pitodoro, scoppiò la guerra del Peloponneso, nella quale il popolo, rinchiuso in città e abituato a combatte­re per denaro, scelse per amore o per forza di addossarsi tutto il governo dello Stato. Pericle fu il primo a concedere un'indennità anche per la partecipazione ai tribunali, 127 riva­leggiando in popolarità con la ricchezza di Cimone. Cimone infatti, ricco come un sovrano, in primo luogo assolveva ma­gnificamente alle liturgie pubbliche e inoltre manteneva molta gente del suo demo: ciascuno dei Lachiadi poteva andare da lui ogni giorno e ottenere ciò che gli occorresse. Inoltre nessu­na delle sue proprietà era recintata, perché chiunque volesse potesse coglierne i frutti. Pericle, il cui patrimonio non bastava a questa generosità, per consiglio di Damonide del demo di Eea - che appariva l'ispiratore della maggior parte delle iniziative di Pericle, e per questo poi fu ostracizzato -, risultando inferiore nel suo patrimonio privato, propose di dare ai poveri ciò che apparteneva loro, e procurò l'indennità ai giudici: da quel momento, secondo alcuni, le cose peggio­rarono, perché i primi venuti si presentavano sempre al sor­teggio con maggiore zelo degli uomini dabbene. Poi co­minciò anche la corruzione dei giudici, di cui il primo esem­pio fu Anito, dopo la strategia di Pilo. Accusato da qualcuno di avere consegnato Pilo ai nemici, corruppe il tribunale e fu assolto.