Xenophon, quod ad Socraticam disciplinam attinet, proximus a Platone felicis ac beatae facundiae gradus, cum sollemne sacrificium perageret, e duobus filiis maiorem natu nomine Gryllum apud Mantineam in proelio cecidisse cognovit. Nec ideo institutum deorum cultum omittendum putavit, sed tantummodo coronam deponere contentus fuit. Quam ipsam percontatus quonam modo occidisset, ut audivit fortissime pugnantem interisse, capiti reposuit, numina, quibus sacrificabat, testatus maiorem se ex virtute fiii voluptatem quam ex morte amaritudinem sentire. Alius removisset hostiam, abiecisset altaria, lacrimis respersa tura disiecisset: Xenophontis corpus religione immobile stetit et animus in consilio prudentiae stabilis mansit ac dolori succumbere ipsa clade, quae nuntiata erat, tristius duxit.
Senofonte, che in riguardo alla filosofia socratica è il più vicino a Platone per il suo stile ricco e piacevole, mentre stava compiendo un sacrificio rituale, venne a sapere che il maggiore dei suoi figli, Grillo, era caduto nella battaglia di Mantinea: non per questo egli pensò di dover interrompere la già iniziata cerimonia sacra, ma si contentò di togliersi dal capo la corona. Ma quando, dopo aver chiesto in che modo fosse caduto, senti dire ch'era morto combattendo con gran valore, la ripose sulla testa, chiamando a testimoni gli dèi, ai quali sacrificava, di provare maggior piacere per il coraggio del figlio che amarezza per la sua morte. Un altro, al suo posto, avrebbe allontanato da sé la vittima, rovesciato gli altari, bagnato di lacrime e sparso in aria l'incenso: Senofonte, invece, se ne stette immobile, il suo animo rimase fermo nell'atteggiamento suggeritogli dalla moderazione, e giudicò cedere al dolore cosa più triste della stessa disgrazia che gli era stata annunziata.