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Prognostica saepe deorum propositum viris indicabant. Caio autem Mario indicium divinum certe commodum fuit: tum Marius hostis publicus iudicabatur et in villam Fanniae Minturnis captivus deducebatur. Animadvertit enim asellum qui pabulum neglegebat et ad aquam procurrebat. Marius aselli spectaculum deorum providentiam de vita sua iudicabat et virorum feminarumque frequentia ad pelagus perducebatur. Protinus Caietae naviculam conscendebat et ab Italia in Africam perveniebat: ita arma Sullae inimici vitabat
Dei presagi spesso indicavano agli uomini le intenzioni degli dei. A Caio Mario poi certamente fu utile la rivelazione divina: allora Mario veniva considerato (come) un nemico pubblico e veniva portato come prigioniero nella villa di Fannio a Minturno. Notò un asinello che disdegnava il pascolo e avanzava correndo verso l'acqua. Mario reputava la vista dell'asinello (come) una preveggenza degli dei sulla sua vita e veniva condotto da una moltitudine di uomini e di donne verso il mare aperto. Subito prendeva una navicella a Gaeta e dall'Italia arrivava in Africa: così evitava le armi del nemico Silla.
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Romulo regnante Spurius Tarpeius Romanae arci praeerat. Huius filiam virginem, quae extra moenia discesserat aquam sacris petitura, Tatius, Sabinorum rex, auro corrupit ut armatos in arcem secum reciperet. Mercedis nomine promisit ille se puellae daturum esse quae Sabini in sinistris manibus gerebant: erant autem in his armillae et anuli magno ex pondere auri. Puella condicionem accepit, sed, arce capta, Sabinorum agmen puellam praemium flagitantem armis obrutam necavit, quasi promissum solvissent: nam arma quoque laevis brachiis Sabini gestaverant. Hoc modo impia proditio celeri poena vindicata
Durante il regno di Romolo Spurio Tarpeo era a capo della roccaforte romana. Tazio, re dei Sabini, corruppe con dell’oro la giovane figlia di costui, che si era allontanata al di fuori delle mura per cercare acqua per i riti sacri, affinché facesse entrare con sé gli armati nella roccaforte. Egli promise che avrebbe dato a titolo di ricompensa alla fanciulla ciò che i Sabini portavano nella mano sinistra: c’erano infatti in quelle bracciali ed anelli di grande peso d’oro. La ragazza accettò il patto, ma, presa la roccaforte, l’esercito dei Sabini uccise la ragazza che chiedeva insistentemente la ricompensa, ricoprendola con le loro armi, come se avessero adempiuto a quanto promesso: infatti i Sabini avevano portato anche le armi con il braccio sinistro. In questo modo fu vendicato l’empio tradimento con una veloce punizione
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Patrum potestas saepe summa severitate filios mores patrios neglegentes puniit. Insigne praebuit exemplum Cassius erga filium suum tribunum plebis prava mente promulgantem novam agrariam legem et multas alias pro plebe. Postquam illam potestatem filius deposuit, regni crimine domi accusavit pater et damnavit verberibusque affecit. Quia apud Athesim flumen a viribus Cimbrorum Romani equites pulsi erant, consulem Catulum deseruerant et Urbem pavidi repetiverant, M. Scaurus, filio suo, participi consternationis eorum, misit per servum hunc nuntium: "Non licet (="Non è consentito") patri filium tam deformis fugae reum videre: si verecundia in pectore tuo remanet, conspectum patris filii dedecore laborantis vitato!". Ignominiam fugiens, iuvenis adversus semet ipsum gladium convertit. Pari animo A. Fulvius, vir senatorii ordinis, filium in aciem contendentem retraxit: namque iuvenem, et ingenio et litteris inter aequales praestantem, pravo consilio ad Catilinae castra ruentem supplicio mortis adfecit, haec exclamans: "Non te genui, fili mi, pro Catilina pugnante adversus patriam, sed patriae adversus Catilinam pugnanti".
L'autorità paterna spesso punisce con grandissima severità i figli che trascurano i costumi degli antenati. Cassio offre un esempio insigne nei riguardi di suo figlio tribuno della plebe, che aveva promulgato con mente perversa una nuova legge agraria e molti altri vantaggi a favore della plebe. Dopo che il figlio lasciò quella carica, il padre lo accusò di crimine contro lo stato e la patria e lo condannò con la pena della flagellazione. Quando presso il fiume Adige i cavalieri romani erano stati messi in fuga dall'esercito dei Cimbri, avevano abbandonato il console Catulo e spauriti erano ritornati a Roma, M. Scauro, inviò attraverso un suo servo questo messaggio a suo figlio, che aveva preso parte alla loro fuga dissennata: "Non è consentito a un padre trovarsi al cospetto del figlio colpevole di una azione tanto vergognosa: se ti rimane nell'animo un qualche senso di vergogna, evita la vista di un figlio che viene al cospetto di un padre sofferente per una tale ignominia". Per sfuggire alla vergogna il giovane (rivolse la spada proprio contro la sua persona) si uccise di sua volontà trafiggendosi con la spada. Con la stessa determinazione A. Fulvio, uomo di rango senatoriale, trattenne il figlio che era diretto a combattere: infatti quel giovane, che eccelleva per talento e cultura tra i suoi coetanei, che, spinto da un progetto perverso si precipitava all'accampamento di Catilina, (il padre) lo punì con morte esclamando queste parole: "Non ti ho generato, figlio mio, perché tu combattessi a favore di Catilina contro la patria, ma per vederti lottare per la patria contro Catilina!".
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Immodicae luxuriae adulescens Atheniensis Polemo, cum e convivio non... ex infami ganeone maximus philosophus evasit. .
L'ateniese Polemone, giovane di smisurata dissolutezza, dopo che si era allontanato da un convivio non dopo il tramonto del sole, ma dopo il sorgere e, andando a casa, ebbe visto aperta la porta del filosofo Senocrate, appesantito dal vino, cosparso di profumi, con la testa cinta di ghirlande, coperto di una veste trasparente, entrò nella scuola di quello, affollata di uomini dotti. Non contento di un ingresso così vergognoso, si sedette addirittura e cominciò a canzonare sia il nobilissimo parlare che i sapientissimi precetti. Allora Senocrate, tralasciate le cose di cui parlava, parlò della moderazione e della temperanza. Polemone, costretto a tornare in sé dalla gravità di questo discorso, prima gettò via la corona tolta dal capo, poco dopo abbandonò l'ilarità, infine si liberò di tutta la lussuria: guarito dalla saluberrima medicina di un solo discorso, da disonorato crapulone divenne grandissimo filosofo.
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Inizio: Secundo bello punico P. Cornelio Scipio ex Hispania senatui Fine: Dotate cognomen invenerit
Cneo Scipione nel corso della seconda guerra punica avendo dalla Spagna scritto al senato chiedendo che si mandasse un successore, avendo una figlia non più giovane ancora nubile e senza la sua presenza era impossibile procurale una dote, . Allora il senato per non privare la repubblica di un buon generale, si assunse le parti di un padre, e costituita una dote ne erogò la somma a spese dell'erario e diede la giovane in sposa. L'ammontare della dote fu di quarantamila assi - cosa degna di memoria ! - Dal che si può conoscere la misura degli antichi patrimoni: infatti i patrimoni furono talmente esigui che la dote portata da Tuccia figlia di Cesone al marito ammontante a diecimila assi sembrò ricchissima e Megullia per essere entrata nella casa del marito con una dote di cinquantamila assi, ebbe il soprannome di "Dotata".