Potenza della parola di Cicerone
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro 730 temi di versioni dal greco

δεῖγμα δ’ αὐτοῦ τῆς περὶ τὸν λόγον χάριτος καὶ τὸ παρὰ τὰς θέας ἐν τῇ ὑπατείᾳ γενόμενον. τῶν γὰρ ἱππικῶν πρότερον ἐν τοῖς θεάτροις ἀναμεμειγμένων τοῖς πολλοῖς καὶ μετὰ τοῦ δήμου θεωμένων ὡς ἔτυχε, πρῶτος διέκρινεν ἐπὶ τιμῇ τοὺς ἱππέας ἀπὸ τῶν ἄλλων πολιτῶν Μᾶρκος Ὄθων στρατηγῶν, καὶ κατένειμεν ἰδίαν ἐκείνοις θέαν, ἣν ἔτι καὶ νῦν ἐξαίρετον ἔχουσι. τοῦτο πρὸς ἀτιμίαν ὁ δῆμος ἔλαβε, καὶ φανέντος ἐν τῷ θεάτρῳ τοῦ Ὄθωνος ἐφυβρίζων ἐσύριττεν, οἱ δ’ ἱππεῖς ὑπέλαβον κρότῳ τὸν ἄνδρα λαμπρῶς· αὖθις δ’ ὁ δῆμος ἐπέτεινε τὸν συριγμόν, εἶτ’ ἐκεῖνοι τὸν κρότον. ἐκ δὲ τούτου τραπόμενοι πρὸς ἀλλήλους ἐχρῶντο λοιδορίαις, καὶ τὸ θέατρον ἀκοσμία κατεῖχεν. ἐπεὶ δ’ ὁ Κικέρων ἧκε πυθόμενος, καὶ τὸν δῆμον ἐκκαλέσας πρὸς τὸ τῆς Ἐνυοῦς ἱερὸν ἐπετίμησε καὶ παρῄνεσεν, ἀπελθόντες εἰς τὸ θέατρον αὖθις ἐκρότουν τὸν Ὄθωνα λαμπρῶς, καὶ πρὸς τοὺς ἱππέας ἅμιλλαν ἐποιοῦντο περὶ τιμῶν καὶ δόξης τοῦ ἀνδρός.

TRADUZIONE

Un esempio della grazia del suo modo di parlare è dato da quanto avvenne durante il suo consolato a proposito dei pubblici spettacoli. In età antica, a teatro, i cavalieri assistevano allo spettacolo mescolati tra la folla, così come capitava: in seguito Marco Ottone, durante la sua pretura, per segno distintivo di onore, separò i cavalieri dagli altri cittadini, e diede loro un posto riservato di cui ancor oggi fruiscono II popolo considerò questa distinzione una sgarberia, e una volta che Ottone comparve a teatro lo accolse tra tumulti e fischi, mentre i cavalieri ostentatamele si alzavano ad applaudire. E mentre, per ritorsione, il popolo aumentava i fischi, i cavalieri raddoppiavano gli applausi; poi i due gruppi cominciarono ad insultarsi, così che per tutto il teatro regnò la più grande confusione. Informato del fatto Cicerone accorse, convocò il popolo al tempio di Bellona e qui pronunziò un discorso di rampogne e di esortazione. In seguito tutti uniti tornarono in teatro e si diedero ad applaudire Ottone, e il popolo gareggiava con i cavalieri nel colmarlo di onori e nel farlo segno della propria stima.