Digiti de principatu contendebant. "Ego" - inquit pollex - robustior sum quam vos: itaque iure postulo ut me regem appelletis". At index: "Ego ad omnia opera vestra sum necessaruys: ego igitur pollice aptior sum ad principatum". Tum medius digitus: "Nemo tam magnus est quam egosum: me igitur regem appellabitis". Sed quartus digitus: "Ne tam stulti feuritis! Ego anulis et gemmis abundo; tam pretiosae res me non ornament, nisi dignissimus essem". Et brevissimo digito conversus: "Nos aut robore aut sollertia aut magnitudine aut ornate floremus, tu ad nullam rem utilis es". Sed ille: "Ego, quamvis minus validus sim quam vos, tamen semper officia mea explevi et pro meis viribus vos adiuvi. Quod utilius est quam inanibus verbis certare".
Le dita discutevano sul primato. «Io - disse il pollice - sono più forte di voi: pertanto a buon diritto ordino che voi mi chiamiate re». Ma l'indice: «Io sono indispensabile per tutte le vostre opere: perciò io sono più adatto del pollice al comando». Allora il dito medio: «Nessuno è grande quanto me: perciò chiamerete me re». Ma il quarto dito: «Non siate tanto sciocchi! Io abbondo di anelli e pietre preziose; se non fossi il più degno, non mi ornerebbero cose tanto preziose». E rivolto al dito più corto: «Noi ci distinguiamo per forza o solerzia o grandezza o bellezza, tu non sei utile a niente». Ma egli: «io, sebbene sia meno valido di voi, tuttavia ho sempre fatto il mio dovere e vi ho aiutato in base alle mie possibilità (o 'forze'). Ciò è più utile che discutere con parole inutili».