Pericles cervicibus iugum servitutis inposuit: egit enim illam urbem et versavit arbitrio suo, cumque adversus voluntatem populi loqueretur, iucunda nihilo minus et popularis eius vox erat. Itaque veteris comoediae maledica lingua, quamvis potentiam viri perstringere cupiebat, tamen in labris hominis melle dulciorem leporem fatebatur habitare inque animis eorum, qui illum audierant, quasi aculeos quosdam relinqui predicabat. Fertur quidam, cum admodum senex primae contioni Periclis adulescentuli interesset idemque iuvenis Pisistratum decrepitum iam contionantem audisset, non temperasse sibi quo minus exclamaret caveri illum civem oportere, quod Pisistrati orationi simillima eius esset oratio. Nec hominem aut aestimatio eloqui aut morum augurium fefellit. Quid enim inter Pisistratum et Periclen interfuit, nisi quod ille armatus, hic sine armis tyrannidem gessit?

Pericle impose sulle spalle degli uomini liberi di Atene il giogo della schiavitù: governò infatti quella città e la rigirò a suo piacimento, e, nonostante parlasse contro la volontà del popolo, la sua voce non era per niente meno gradita e popolare. Perciò la maldicenza della commedia antica, benchè desiderasse offuscare la potenza dell’uomo, tuttavia confessava che una piacevolezza più dolce del miele abitasse nelle labbra dell’uomo e negli animi di tutti quelli che lo avevano ascoltato e proclamava che restavano quasi delle specie di aculei. Si tramanda che un tale, ormai molto vecchio, essendo presente al primo discorso pubblico di Pericle giovinetto e avendo ascoltato da giovane anche Pisistrato ormai decrepito che arringava, non si trattenne dall’esclamare che era opportuno guardarsi da quel cittadino, poiché il suo discorso era molto simile al discorso di Pisistrato. E all'uomo non sfuggì né la valutazione della sua eloquenza né la previsione delle sue abitudini. Che cosa infatti fu la differenza tra Pisistrato e Pericle, se non che quello armato, questo senza armi portarono avanti la tirannide?