Per tenebricosam viam Orpheus ad Orci regnum pervenit acceditque maestus ad dominum Erebi tremendum, qui numquam humanis votis commovetur. Commoventur autem Erebi umbrae animaeque, antiquorum virorum simulacra, quia Orphei musica etiam extremam exitii poenam vincit. Inferorum regina Proserpina viro puellam tradit, at monet: «Ante sponsam recteprocede neque umquam gradum vertito. Sic Eurydicen ad superas auras duces, sic puella denuo vitam accipiet At si oculis tuis sub atra humo vultum venustum respexeris, statim in aeternum amatam amittes». Rursus Orpheus ad caelum ascendit atque sponsa amata retro venit. Iam ad superas auras perveniebant, cum subita dementia Orpheum misèrum capit: restat, Eurydicen suam respicit statimque perdit. Saeva deum fata sponsam retro vocant: puella ad virum frustra palmas tendet, multas lacrimas effundet ac in Tartara taetra iterum submergetur.
Attraverso una strada oscurata dalle temebre Orfeo giunge al regno dell'Orco e afflitto si avvicina al terribile padrone dell'Erebo che non viene mai impietosito dalle preghiere umane. Si impietosiscono invece le ombre dell'erebo, figure di uomini antichi perché la musica di Orfeo sconfigge anche l'estrema punizione della morte. Proserpina, la regina degli Inferi consegna la fanciulla all'uomo, ma avverte: Avanza diritto davanti alla sposa, e non volgere mai indietro il passo! Così condurrai Euridice alle brezze di sopra, in questa maniera la fanciulla riceverà di nuovo la vita. Ma, se con i tuoi occhi ti volgerai a guardare il bel volto sotto la terra buia, immediatamente perderai l'amata per l'eternità. Orfeo risale di nuovo verso il cielo, e l'amata sposa va dietro. Ormai giungevano alle brezze di sopra, quando un'improvvisa pazzia si impossessa del povero Orfeo: si ferma, guarda la sua Euridice, ed immediatamente la perde. Le crudeli volontà degli dèi richiamano indietro la sposa: la fanciulla tende invano le palme delle mani al compagno, versa molte lacrime, e viene sprofondata di nuovo nell'oscuro Tartaro.
(By Vogue)