Mors talis Marco Aurelio fuit: cum aegrotare coepisset, filium advocavit atque ab eo primum petit, ut belli reliquas non contemneret, ne videretur rem pulicam prodere. Et cum filius ei respondisset cupere se primum sanitatem, ut vellet permisit ei facere, petens tamen ut expectasset paucos etiam dies neque simul proficisceretur. Deinde abstinuit victu potuque mori cupiens itaque morbi vim auxit. Sexto die, vocatis amicis, ridens res humanas mortemque autem contemnens, eis dixit: Quid de me fletis et non magis de pestilentia et communi mortis fato cogitatis?». Et cum illi recedere vellent, ingemiscens ait «Si iam me dimittitis, vale vobis dico vos praecedens». Et cum ab eo quaererent, cui filium commendaret, ille respondit: «Vobis, si dignus erit, et dis immortalibus». Exercitus, cognita mala imperatoris valetudine, vehementissime dolebat quia eum unice amabat. Septimo die gravatus est et solum filium admisit, quem tamen statim dimisit, ne in eum morbus transiret. Dimisso filio, caput operuit quasi volens dormire, sed nocte animam efflavit. Fertur filius mori voluisse, cum eum talem videret futurum, qualis exstitit post eius mortem ne, ut ipse dicebat, similis Neroni, Caligulae et Domitiano esset.
Marco Aurelio ebbe tale morte (dativo di possesso): quando iniziò ad ammalarsi, chiamò il figlio e gli chiese prima di tutto di non trascurare le fasi restanti della guerra, affinché non sembrasse tradire gli interessi dello stato. E poiché il figlio gli rispose che lui desiderava per prima cosa la [sua] guarigione gli permise di fare come voleva, chiedendo tuttavia di aspettare pochi giorni e di non partire subito. Poi si astenne dal bere e dal mangiare, desiderando morire, e così la forza della malattia aumentò. Il sesto giorno convocati gli amici e deridendo le cose umane, disprezzando invece la morte, disse loro: "Perché piangete per me e non pensate di più alla pestilenza e alla morte comune?" E poiché quelli volevano allontanarsi, disse lamentandosi: "se ormai mi perdete vi dico, precedendovi, addio". E quando gli chiesero a chi affidava il figlio, quello rispose: "A voi, se sarà degno, e agli dèi immortali". Gli eserciti, conosciuta la cattiva salute, si dolevano molto fortemente, perché lo amarono in modo speciale. Il settimo giorno si aggravò e e ammise soltanto il figlio, che subito congedò, per non contagiargli la malattia. Congedato il figlio si coprì il capo come volendo dormire, ma di notte morì. Si narra che il figlio volle morire, vedendo che lui sarebbe stato simile, come venne allo scoperto dopo la morte di costui, come egli stesso diceva, per non essere simile a Nerone e a Caligola e a Domiziano.
Versione tratta da Giulio Capitolino