Certamen cum potentioribus funestissimum infirmioribus est, ut Paedri fabella docet. Olim rana, cum ab extrema palude bovem in prato conspexisset, invidia tantae magnitudinis tacta, pellem rugosam inflavit. Tum filios suos appellavit: " In me oculos vestros convertite: ego bove latior sum!". Sed filii negaverunt bovem minorem quam matrem esse. Deinde rana, cum maiore nisu cutem intendisset, rursus eos rogavit: " Uter maior est?". Filii dixerunt bovem maiorem esse. Postremo rana iratissima, dum vult validius se inflare, corpore rupto iacuit.

La lotta contro i più potenti è molto tragica per i più deboli, come insegna la favola di Fedro. Un giorno una rana, quando scorse dalla fine della palude nel prato un bue, toccata dall’ invidia per la tanta grandezza, gonfiò la pelle rugosa. Allora chiamò i suoi figli: “Nei miei occhi vi trasformate: io sono più largo di un bue!”. Ma i figli negarono che il bue fosse più piccolo della madre. Alla fine la rana, dopo che tese la pelle con un grande sforzo, richiese nuovamente loro: “Chi dei due è più grande?”. I figli dissero che il bue fosse più grande. Infine la rana arrabbiatissima, poiché vuole gonfiarsi troppo robusto, giacque con il corpo scoppiato.