Interea Dionysius Syracusis receptus, cum gravior crudeliorque in dies civitati esset, iterata conspiratione obsidetur. Tunc deposito imperio arcem Syracusanis cum exercitu tradidit receptoque privato instrumento Corinthum in exilium proficiscitur. Ibi humillima quaeque tutissima existimans in sordidissimum vitae genus descendit: non contentus in publico vagari, sed potare; nec conspici in popinis lupanaribusque, sed totis diebus desidere; cum perditissimo quoque de minimis rebus disceptare; pannosus et squalidus incedere; in macello perstare; quod emere non poterat, oculis devorare; apud aediles adversus lenones iurgare; omniaque ista facere, ut contemnendus magis quam metuendus videretur. Novissime ludi magistrum professus pueros in trivio docebat, ut aut a timentibus semper in publico videretur aut a non timentibus facilius contemneretur. Nam licet tyranni his semper vitiis abundent, tamen simulatio haec vitiorum, non naturae erat, magisque haec arte quam amisso regali pudore faciebat, expertus, quam invisa tyrannorum essent etiam sine opibus nomina.
Frattanto Dionisio ammesso a Siracusa, essendo di giorno in giorno più severo e più crudele verso la cittadinanza, rinnovata la cospirazione si trattenne. Allora deposto il potere consegnò ai Siracusani la rocca con l'esercito e ricevuto l'equipaggiamento privato partì in esilio a corinto. Lì ritenendo alcune cose molto umili e molto sicure si abbassò ad un tenore di vita molto sordido: non era contento di vagare in pubblico, ma di bere; non era contento di essere osservato nelle bettole e nei postriboli, ma di rimanere inoperoso tutti i giorni; dissertava con qualcuno di bassissimo livello in merito a questioni di pochissimo valore; avanzava cencioso e squallido; rimaneva fermo nel mercato di carni; visto che non poteva comprare, divorava con gli occhi; litigava presso gli edili contro i mercanti di schiave; e faceva tutte queste cose, per sembrare più da disprezzare che da temere. Molto recentemente impegnandosi come maestro di scuola insegnava ai fanciulli nel trivio, o per essere visto in pubblico da quelli che lo temevano o per essere disprezzato più facilmente da coloro che non lo temevano. Infatti anche se i tiranni abbondano sempre di questi vizi, tuttavia tale simulazione dei vizi, non era propria dell'indole (non apparteneva all'indole), e praticava queste cose con arte più che con il pudore regale perduto, si mise alla prova, per quanto i nomi dei tiranni fossero invisi anche senza risorse.
(By Maria D. )