Olim Phaethon, Solis filius, ad patris regiam venit. Paulo post iuvenis ad dei solium appropinquat, sed oculis Solis claram lucem tolerare non valebat. Phaeton Phoebi iram timebat, quia magna cum audacia regiam violaverat, sed deus sic dicit: "Phaethon, causam tuae curiositatis certe scio: hic es quia patrem tuum cognoscere cupiebas. Phoebus sum, solis dominus et parens tuus”. Tunc Phaethon magnum munus ex patre petit, Solis equorum cupidine flagrat et eos per caelum ducere vult. Sic homines tandem suam naturam divinam putabunt. Frustra parens filium monet, nam equi vix a Phaebo duci tolerabant: imperito aurigae certe non oboedient. Filius patris praecepta non audiebat et, stultus, equos per aerem ducit. De caelo iuvenis magnam terram videbat: montium cacumina, silvas densas, agros latos et altum pelagus. Ubique tamen incendia erant, quia imperitus Phaethon nimis ad terram appropinquabat. Tum deorum pater ira exardescit et saevum fulmen contra miserum iuvenem conicit. Statim Phaethon in Eridanum flumen praecipitat et animam amittit.
Un giorno Fetonte, figlio del sole, giunse alla reggia del padre. Dopo poco il giovane si avvicinava (lett. presente "si avvicina" al trono del dio ma con gli occhi non era in grado di sopportare la splendente luce del sole. Fetonte temeva la collera di Febo, poiché aveva violato (piuccheperfetto) con grande audacia la reggia, ma il dio disse (lett. dice) così: "Fetonte certamente capisco la ragione della tua curiosità: sei qui perché desideravi conoscere tuo padre. Io sono Febo, signore del sole e tuo padre (parens). Allora Fetonte chiese dal padre un grande dono. Egli brucia dal desiderio dei cavalli del sole e vuole condurli attraverso il cielo. Così gli uomini finalmente considereranno la sua natura divina. Il padre avverte invano il figlio, infatti i cavalli sopportavano a stento di essere guidati dal condottiero Febo [da Febo come condottiero]: certamente non obbediranno (futuro di oboedio) all'inesperto auriga. Il figlio non ascoltava gli ammonimenti del padre e, stolto, conduce i cavalli per l'aria. Il giovane vedeva dal cielo la grande terra: le cime dei monti, i fitti boschi, i campi estesi e il mare profondo. Tuttavia ovunque c'erano incendi poiché Fetonte inesperto si avvicinava troppo alla terra. Allora il padre degli dei s'infiamma (exardescit pres di exardesco) d'ira e lancia contro il povero giovane un fulmine violento. Fetonte precipita subito nel Fiume Eridano e perde la vita.
(by Vogue)
Versione tratta da Ovidio