Equitatus hostium ab utroque cornu circumire aciem nostram et aversos proterere incipit. Sic neque in loco manere ordinesque servare neque procurrere et casum subire tutum videbatur. Hostium copiae submissis ab rege auxiliis crebro augebantur; nostros vires lassitudine deficiebant, simul ii, qui vulnera acceperant, neque acie excedĕre neque in locum tutum referri poterant, quod tota acies equitatu hostium circumdata tenebatur. Hi de sua salute desperantes suam mortem miserabantur. Plena erant omnia timoris et luctus. Curio, ubi perterritis omnibus neque cohortationes suas neque preces audiri intellegit, unam spem reliquam salutis esse arbitratus, proximos colles capere universos atque eo signa inferri iubet. Tum vero ad summam desperationem nostri perveniunt et partim fugientes ab equitatu interficiuntur, partim integri procumbunt. Hortatur Curionem Cn. Domitius, praefectus equitum, cum paucis equitibus circumsistens, ut fuga salutem petat atque in castra contendat, et se ab eo non discessurum pollicetur. At Curio numquam se amisso exercitu, quem a Caesare fidei commissum acceperat, in eius conspectum reversurum esse confirmat atque ita proelians interficitur.

La cavalleria dei nemici incomincia ad accerchiare la nostra schiera da entrambi i lati, ed ad investirla alle spalle. Così, non sembrava sicuro né restare in posizione e conservare i ranghi, né slanciarsi in avanti ed esporsi al pericolo. Le truppe dei nemici venivano continuamente accresciute dalle truppe ausiliarie mandate in aiuto dal re; ai nostri le forze venivano meno a causa della stanchezza e, allo stesso tempo, coloro che avevano riportato ferite non potevano né ritirarsi dalla schiera, né essere condotti in un luogo sicuro, dal momento che tutta la schiera era tenuta accerchiata dalla cavalleria dei nemici. Costoro, disperando della propria salvezza, compiangevano la propria morte. Tutte le cose erano piene di paura e di pianto. Curione, non appena capisce che, poiché tutti sono stati spaventati, né i propri incitamenti né le proprie preghiere vengono ascoltati, credendo che ci sia un'unica speranza di salvezza, ordina che tutti quanti occupino le colline più vicine, e che le insegne siano condotte là. A quel punto, però, i nostri giungono alla massima disperazione, e in parte sono uccisi dalla cavalleria mentre fuggono, in parte crollano (al suolo), illesi. Gn. Domizio, comandante dei cavalieri, fermandoglisi attorno con pochi cavalieri, incita Curione a cercare la salvezza per mezzo della fuga e a dirigersi all'accampamento, e assicura che non si sarebbe allontanato da lui. Ma Curione proclama che mai egli, una volta perduto l'esercito che, affidato alla (propria) lealtà, ha ricevuto da Cesare, tornerà al cospetto di lui, e così viene ucciso mentre combatte.

Versione tratta da Cesare