Multi homines concupiscunt quae obtinere non possunt, aut quae, cum obtinuerunt, ferre nesciunt. Ex quo tristitia gignitur, quae totum gaudium aufert. Multi enim, qui desideria rationi praetulerunt, in suum ipsum animum maerorem intulerunt. Vitare semper debemus concursatio', qualis est (ea) magnae partis hominum qui, vana sollicitudine moti, totum diem per totam urbem circumeunt: alii ambiguis negotiis se offerunt, aliis alienas domus frequentant, alii per theatra et fora pererrant, nec quae destinaverunt agunt, sed ea in quae incurrerunt. Quam differt ab istorum vita sapientis vita! Sapiens enim, qui solum summum bonum quaerit, serenus ac beatus vivit, quia - ut philosophi sciunt - vanitas ac levitas nemini  umquam beatitudinem tulerunt, immo multa bona abstulerunt.

Molti uomini desiderano quelle cose che non possono ottenere, o quelle cose che, quando le hanno ottenute, non sanno sostenere. Da ciò nasce la tristezza, che porta via tutta la gioia. Molti infatti, che preferiscono i desideri alla ragione, apportarono afflizione nel loro stesso animo. Dobbiamo sempre evitare il correre qua e là, la qual cosa è propria della maggior parte degli uomini, spinti da una vuota irrequietezza, girano l'intero giorno per tutta la città: alcuni si espongono ad affari ambigui, frequentano con altri le case altrui, altri errano per i teatri ed i fori, non fanno quelle cose che hanno deciso, ma quelle cose in cui incorrono. Quanto differisce la vita di costoro dalla vita del saggio! Il saggio infatti, che cerca solamente il sommo bene, vive sereno e beato, perché – come sanno i filosofi - la vanità e la leggerezza non apportarono mai beatitudine a nessuno, anzi portarono via molti beni.
(By Maria D. )

Versione tratta da Seneca