Fuerit sane Nero crudelissimus imperator Romanorum, se fodaverit omnibus sceleribus; tamen in initio sui regni clementem et modestum quam qui maxime se praebuit. Nam omittamus quae privatus egerit; quid dicam de eis, quae primis imperii diebus concessit subiectis? Ut certiorem adhuc indolem ostenderet, ex Augusti imperio imperaturum se professus, neque liberalitatis, neque clementiae, nec comitatis quidem exhibendae ullam occasionem omisit. Divisis populo viritim quadrigenius nummis, senatorum nobilissimo cuique, sed a re familiari destituto, omnia salaria constituit; item praetorianis cohortibus frumentum menstruum gratium. Et cum de supplicio cuiusdam capite damnati, ut ex more subscriberet, admoneretur: "Quam vellem - inquit - nescire litteras!". Omnes ordines subinde ac memoriter salutavit. Agenti senatui gratias respondit: "Cum meruero

Ammettiamo pure (fuerit = congiuntivo concessivo) che Nerone sia stato l''imperatore romano in assoluto più crudele, e che si sia macchiato di ogni genere di delitto; tuttavia, all'inizio del suo regno, si mostrò clemente e mite quanto nessun altro mai. Ora, tralasciamo (congiuntivo e esortativo) ciò che luii ha fatto come cittadino privato; che dire delle cose che concesse ai ( sudditi nei primi giorni del regno? Per dimostrare le sue buone intenzioni, dichiarò che avrebbe governato secondo i principi di Augusto, e non si lasciò sfuggire nessuna occasione per manifestare la sua generosità, la sua clemenza e perfino la sua amabilità. Fece distribuire al popolo quattrocento sesterzi a testa, poi decise che tutti i senatori, di origine nobile, ma decaduta, ricevessero un salario annuo, e volle che le coorti pretoriane avessero ogni mese una distribuzione gratuita di grano. Un giorno che venne pregato di firmare, secondo l'usanza, una condanna di morte, disse: "Come vorrei non conoscere l'alfabeto!" Salutò spesso, per nome e a memoria, persone di ogni ordine. Al Senato che lo ringraziava, rispose: "Quando l'avrò meritato.