Syracusis, multae divitiae sunt privatis incolis et facile aurum argentumque tyranno donant; tyrannus autem libenter divitias accipit, at postea suum animum dirum non placat, iustitiam ignorat, privatos falsis causis vel parvis culpis damnat. Agricolae quoque tyranni gratiam petunt: ex agris ad opppidunt veniunt cum pomis et vario olere, sic tyrannum pretiosis donis terrae honorant: tyrannus quidem superbus ea dona accipit et vorat, sed gratias numquam agit, immo nova dona petit, miseris agricolis decmam imponit; si agricolae recusant, fndos eorum alienat et vendit. Poetae postremo in conviviis tyrannus celebrant et laudant, at, si lingua eorum fallit, misericordiam a tyranno nn inveniunt: celeriter capiuntur a custodiis et in vincula coniciuntur.
A Siracusa, gli abitanti privati hanno molte ricchezze e donano senza problemi (facilmente) al tiranno oro e argento; il tiranno in verità accetta volentieri le ricchezze, ma poi non placa il suo animo funesto, ignora la giustizia, condanna i privati sulla base di false cause o piccole colpe. anche i contadini chiedono (cercano di ottenere) il favore del tiranno: giungono dai campi in città con i frutti e diversa verdura, onorano così il tiranno con i doni preziosi della terra: il tiranno superbo in realtà accetta questi doni e li divora, ma non ringrazia mai, anzi pretende nuovi doni, impone la decima ai poveri contadini; se gli agricoltori rifiutano, cede i i loro fondi (li espropria dei loro fondi) e li vende. infine i poeti celebrano e lodano il tiranno durante il banchetto, ma, se il loro parlare fallisce (se sbagliano a parlare), non trovano misericordia dal tiranno: vengono presi velocemente dalle guardie e gettati in catene. (by Maria D. )