Passer leporem ab aquila oppressum ignave sic irridebat: «Lepus, ubi est nunc tua notissima pernicitas? Ubi sunt pedes tui, celiores quam alae?». Passer, dum haec verba dicit, ex improviso ab accipitre rapitur. Est enim accipiter non solum maior sed etiam velocior quam passer, qui viribus inferior est. Tum lepus semianimis: «Ecce passer moribundi solator! Ecce eius finis! Antča mala mea irridebas, nunc deploras fata tua, tam tristia quam mea».
Un passero derideva così vilmente una lepre afferrata da un'aquila: "lepre, dov'è ora la tua famosissima agilità? Dove sono i tuoi piedi più veloci (celeriores) delle ali?". Il passero, mentre pronunciava queste parole, fu rapito all'improvviso da uno sparviero. Lo sparviero è infatti non solo più grande (maior) ma anche più veloce del passero, che è inferiore (inferior) di forze (rispetto alle forze). Allora la lepre esanime: "Ecco il passero consolatore del moribondo! Ecco la fine di costui! Prima deridevi i miei mali, ora deplori il tuo destino tanto triste (tam tristia) come il mio". La favola insegna: è sciocco deridere gli altri che si trovano in durissime sventure.
(by Maria D.)