Saepe utilia contemnimus et noxia laudamus. Cervus ob nimiumaestum siti vehementer laborabat. tum gressus ad vastam planitiem direxit, ubi fontem copiosum ac frigidum sub umbrosis quercubus invenit. Postquam sitim multa lympha placavit, in lacus speculo effigiem suam vidit. Exsultavit igitur magnifica specie ramosorum cornuum, sed nimiam crurum tenuitatem vituperavit. subito loca venatorum vocibus et canum latratibus resonuerunt: statim cervus per planitiem fugit et levi cursu canum impetum facile elusit. Sed postquam ad silvam pervenit, arborum rami cornua impediverunt atque retinuerunt. mox canes advenerunt et feram saevis morsibus lacerare coeperunt. Tunc miser animam edens exclamavit : "iustas poenas persolvo; nam, vanam rerum speciem spectans, utilia despexi, noxia autem laudavi"
Spesso teniamo in poco conto le cose utili e lodiamo quelle inutili. Un cervo, a causa dell’eccessivo caldo del pomeriggio, soffriva fortemente la sete. Allora indirizzò i passi verso una vasta pianura, dove, sotto delle querce ombrose, trovò una sorgente abbondante e fresca. Dopo che placò la sete con molta acqua, vide nello specchio del lago la sua immagine. Dunque gioì per l’aspetto magnifico delle corna ramificate, ma biasimò l’eccessiva magrezza delle zampe. Improvvisamente, i luoghi risuonarono delle voci dei cacciatori e dei latrati dei cani: immediatamente il cervo corse attraverso la pianura, e con una corsa agile, eluse facilmente l’assalto dei cani. Ma, dopo che fu giunto presso il bosco, i rami degli alberi ostacolarono e trattennero le corna. Presto arrivarono i cani, e presero a dilaniare l’animale selvatico con morsi crudeli. Allora il poveretto, spirando, esclamò: Sconto la giusta punizione; infatti, ammirando l’inutile esteriorità delle cose, ho disprezzato le cose utili, ed invece ho elogiato quelle inutili.