Cum elegans poeta atque ignobilis scurra apud tyrannum viverent, scurra ampliora dona accipiebat a tyranno quam poeta. Nam tyranno scurriles facetiae gratiores erant quam elegantia poetarum carmina. Olim scurra, qui stultior et vanus erat, poetae, quem tyrannus neglegebat, dixit: “Tu sapientior et elegantior scurris es. Domino nostro tamen carmina tua minus grata meis facetiis sunt. Quare ego, qui indoctior atque ineptior sum, ditior sum et felicius quam tu vivo”. Ei respondit poeta: “Amice, apte (= bene) loqueris, sed, ubi intelligentiorem dominum invenerimus, elegantiae et leporis studiosiorem, ego locupletior, tu pauperior erimus, quia tuae immundae et obscaenae facetiae non intelligentibus sed stultisgratae sunt.
Vivendo presso un tiranno un elegante poeta e un ignobile buffone, il buffone accettava ricchissimi doni dal tiranno come il poeta. Infatti al tiranno erano gradite di più le facezie scurrili che i carmi eleganti dei poeti. Una volta il buffone, che era superficiale e molto sciocco, disse al poeta, che il tiranno trascurava: "Tu sei più elegante e più saggio dei buffoni. Tuttavia al nostro signore i tuoi carmi sono meno graditi delle mie facezie. Per tale motivazione io, che sono più sciocco e più inetto, sono più ricco e vivo più felicemente di te. " Il poeta gli rispose: "Amico, parli bene, ma, non appena troveremo un signore più intelligente, più desideroso di grazia e di eleganza, saremo io più ricco, tu più povero, perché le tue immonde e oscene facezie non sono gradite agli intelligenti ma agli stolti.
(By Maria D.)