Indurandus est animus et a blandimentis voluptatum procul abstrahendus. Una Hannibalem hiberna solverunt et indomitum illum nivibus atque Alpibus virum enervaverunt fomenta Campaniae: armis vicit, vitiis victus est. Nobis quoque militandum est: debellandae sunt in primis voluptates, quae, ut vides, saeva quoque ingenia ad se rapuerunt. Ubi aliquis sibi proposuerit quantum operis adgressus sit, sciet nihil delicate, nihil molliter esse faciendum. Fortuna nobiscum bellum gerit; non sumus imperata facturi, iugum non recipimus, immo excutimus, quod maiore virtute faciendum est. Non est emolliendus animus: cum voluptati cessimus, cedendum est labori, cedendum est paupertati.

Bisogna indurire l'animo e tenerlo lontano dalle lusinghe dei piaceri. Una tregua invernale fiaccò Annibale e i fomenti della Campania resero debole quell'uomo indomito alle nevi e alle alpi: vinse con le armi, fu sconfitto dai vizi. Anche noi dobbiamo combattere: bisogna debellare per prima cosa i piaceri, che, come vedi, rapiscono a sé anche gli ingegni crudeli. Non appena qualcuno pone davanti a sé quanto potrebbe essere vicino agli intenti, saprà che non bisogna fare alcuna cosa delicatamente, niente fiaccamente. La sorte combatte con noi; non siamo destinati a fare le cose comandate, non recepiamo il giogo, anzi lo allontaniamo, cosa che bisogna fare con maggior valore. Non bisogna rammollire l'animo: nel momento in cui abbiamo ceduto al piacere, dobbiamo cedere al lavoro, alla povertà.
(By Maria D. )