Caesar statim nuntium in Bellovacos ad M. Crassum quaestorem mittit; iubet media nocte legionem proficisci celeriterque ad se venire. Alterum nuntium ad Gaium Fabium legatum mittit, ut in Atrebatium fines legionem adducat, qua Caesar sibi iter faciendum sciebat. Scribit Labieno cum legione ad fines Nerviorum veniat. Reliquam partem exercitus non advocat, quod paulo longius aberat et timet ne diutius exspectanda sit. Paucis diebus interiectis, Caesar ab antecursoribus de Crassi adventu certior fit. Crassum praeficit legioni Samarobrivae, quod ibi impedimenta exercitus, obsides civitatum, frumentumque omne, quod tolerandae hiemis causā devexerat, relinquebat. Fabius, ut imperatum erat, non ita multum moratus in itinere cum legione occurrit. Labienus, cum omnes ad eum Treverorum copiae venissent, veritus ut hostium impetum sustinêre posset, litteras Caesari mittit: periculum erat ne hostes legionem ex hibernis eductam adorirent; eum certiorem facit omnes equitatus peditatusque copias Treverorum tria milia passuum longe ab suis castris consedisse.

Cesare mandò un messaggero nel territorio dei Bellovaci presso il questore M Crasso; ordinò alla legione di partire a mezzanotte e di giungere velocemente da lui. Inviò un altro messaggero presso il legato Gaio Fabio, affinché conducesse la legione nei confini degli Atrebati, per dove Cesare sapeva di dover compiere il percorso. Scrisse a Labieno mentre giungeva con la legione nei confini dei Nervi. Non chiamò la restante parte dell'esercito, perché distava un po' più lontano e temeva che bisognava attenderle più a lungo. Trascorsi pochi giorni, cesare fu informato dagli esploratori dell'arrivo di Crasso. Mise a Samarobriva Crasso a capo della legione, perché lì lasciava i bagagli dell'esercito, gli ostaggi delle città, e tutto il frumento, che era stato trasportato per sopportare l'inverno. Fabio, com'era stato comandato, non indugiando molto gli andava incontro nel percorso con la legione. Labieno, tutte le milizie dei Treviri essendo giunte presso di lui, temendo di non poter sostenere l'impeto dei nemici, inviò una lettera a Cesare: c'era il rischio che i nemici non attaccassero la legione condotta fuori dai quartieri invernali; lo informò che tutte le milizie della cavalleria e della fanteria dei Treviri si erano stanziate a tre miglia lontano dal suo accampamento.

Versione tratta da Cesare