In Alexandri castra Macedo gregarius miles pervenerat, aegre ob frigus se et arma sustentans. Nam hiems appropinquabat et toto die pluerat et ninxerat. Rex, qui apud ignem refovebat artus, cum militem vidisset, ex sella sua exsiluit torpentemque militem, et vix compotem mentis, in sua sede iussit considere. Ille diu nec ubi requiesceret nec quis se excepisset cognovit. Tandem, cum recepisset calorem vitalem, ut regiam sedem regemque vidit, territus surgit. Et eum spectans Alexander: “Ecquid intellegis, miles, – inquit - quanto meliore sorte quam Persae sub rege vivatis? Illis enim in sella regis consedisse non liceret, tibi contra salutem comparavit". Sermo ostendit saepe hominum non interesse quibus regibus tyrannisque serviant.

Nell'accampamento di Alessandro un soldato semplice macedone era giunto, sostenendo a stento se stesso e le armi per il freddo. Si avvicinava infatti l'inverno ed era caduta pioggia e neve tutto il giorno. Il re, che riscaldava gli arti presso il fuoco, avendo visto il soldato, saltò giù dal suo sgabello ed ordinò al soldato intirizzito, e a stento lucido di mente, di sedersi sul suo sgabello. Quello a lungo non riconobbe né dove dovesse riposarsi né chi lo avesse accolto. Alla fine, avendo ricevuto il calore vitale, appena che vide lo sgabello regale e il re, si alzò atterrito. Ed Alessandro osservandolo disse: "Forse che capisci con che sorte maggiore viviate rispetto ai persiani sotto il re? A quelli infatti non è consentito sedere sullo sgabello del re, a te invece ha procurato la salvezza". Il discorso mostrò che spesso non interessa agli uomini di quali re e tiranni siano schiavi.
(By Maria D.)