Οὔτε ῥόδον στεφάνων ἐπιδεύεται οὔτε σὺ πέπλων οὔτε λιθοβλήτων, πότνια, κεκρυφάλων. μάργαρα σῆς χροιῆς ἀπολείπεται, οὐδὲ κομίζει χρυσὸς ἀπεκτήτου σῆς τριχὸς ἀγλαΐην· Ἰνδῴη δ' ὑάκινθος ἔχει χάριν αἴθοπος αἴγλης, ἀλλὰ τεῶν λογάδων πολλὸν ἀφαυροτέρην. χείλεα δὲ δροσόεντα καὶ ἡ μελίφυρτος ἐκείνη στήθεος ἁρμονίη κεστὸς ἔφυ Παφίης. τούτοις πᾶσιν ἐγὼ καταδάμναμαι· ὄμμασι μούνοις θέλγομαι, οἷς ἐλπὶς μείλιχος ἐνδιάει. (Paolo Silenziario, AP, V, 270 )
Né rosa ha bisogno di corone, né tu hai bisogno per i tuoi capelli né di pepli né di gioielli adorni di pietre preziose, (mia) signora. Le perle non superano la tua pelle, né l'oro raggiunge lo splendore dei tuoi capelli sciolti; il giacinto indiano ha la grazia di un raggio scintillante, ma è molto più debole dei tuoi occhi. Le tue labbra sono umide di rugiada, e l'armonia del tuo seno di miele è la cintura della dea di Pafo (di Afrodite). Sono soggiogato da tutte queste cose: sono ammaliato dai tuoi occhi, nei quali si trova una dolce speranza. (By Vogue)