Αὖλος Ποστούμιος Ἀλβῖνος, Ρωμαῖος συγγραφεύς, τὰ περὶ τῆς Ρώμης γράφειν ἔμελλε, οὐ μὲν ῾Ρωμαϊστί, ἀλλὰ δὲ Ἑλληνιστί, καὶ ἐν τῇ ἀρχῇ ἵνα συγγνώμην αιτοίῃ ἔγραφεν «Ἁμαρτίαν, ὦ Ρωμαῖοι, καὶ ἀχαριστίαν ευρίσκειν ἐν τῇ ἐμῇ συγγραφῇ δυνατόν ἐστι· ...

Aulo Postumio Albino, storiografo romano, si apprestava a scrivere i fatti su Roma, non in latino, ma in greco. E all'inizio, per ottenere (αἰτοίη, αἰτέω ottativo pres att 3a sg -ἵναcon ott. in dipendenza da impf. , aor. e ppf. ind. proposizione finale) indulgenza, scriveva: " E' possibile trovare, o Romani, errore e rozzezza nel mio scritto; ma la causa è la lingua greca, che per me è completamente straniera." Albino conosceva quel proemio da parte di Marco Porcio Catone che così rispondeva accusandolo a proposito dell'usare una lingua straniera. "Abitualmente un uomo chiede indulgenza a proposito del male che fa; è quindi terribile che tu chieda (lett: αἰτεῖς, αἰτέω pres ind att 2a sg) indulgenza per un male che non hai ancora fatto.
(By Vogue)

Ulteriore proposta di traduzione

Aulo Postumio Albino, scrittore romano, voleva scrivere cose (τά) su Roma, non in lingua romana (Ῥωμαϊστί avverbio), ma in lingua greca e all'inizio infatti scriveva che avrebbe chiesto indulgenza (αἰτέω): "E' importante (δυνατός -ή - όν), o Romani, trovare qualche sbaglio e imprecisione nella mia storia, ma il greco è una lingua primaria che per me è del tutto estranea". Albino conosceva esattamente (ἀναγιγνώσκω) l'introduzione (προοίμιον), quella di Marco Porcio Catone che così si giustificava, di lui affermando (κατηγορέω) circa la lingua straniera che adopera: "Abitualmente un racconto prega che l'uomo non commetta il male; allora è male che tu esponga agli altri yj racconto in modo difettoso come tu hai fatto.
(By Geppetto)