Αλλ' ἐγώ, ὦ ἄνδρες, τοῦτο μὲν πρῶτον θαυμάζω Μελήτου, ὅτῳ ποτέ γνούς λέγει ὡς ἐγώ οὓς ἡ πόλις νομίζει θεοὺς οὐ νομίζω· ἐπεὶ θύοντά γέ με ἐν ταῖς κοιναῖς ἑορταῖς καὶ ἐπὶ γε μὴν δαιμόνια πῶς ἂν ἐγὼ εἰσφέροιμι λέγων ὅτι θεοῦ μοι φωνή φαίνεται σημαίνουσα ὅ, τι χρὴ ποιεῖν; ...
Ma io, o uomini, in primo luogo mi meraviglio di Meleto, per quale motivo mai dice che io non riconosco gli dèi che la città riconosce; poiché, in effetti, io offro sacrifici nelle feste comuni e, inoltre, come potrei io introdurre cose divine, dicendo che una voce divina mi appare, indicandomi ciò che devo fare? Infatti, anche quelli che si servono dei suoni degli uccelli e delle voci degli uomini, certamente traggono presagi. E qualcuno potrebbe discutere se il tuono non emetta suoni o non sia il più grande segno divino? E la Pizia, sul tripode, la sacerdotessa, che anch'essa con la sua voce annuncia le cose del dio? Ma certamente anche il fatto che il dio conosca in anticipo il futuro e lo indichi a chi vuole, anche questo, come io dico, così tutti lo dicono e lo credono. Ma alcuni chiamano indovini quelli che danno presagi attraverso uccelli, voci, segni e profeti; io invece chiamo questo divino, e penso che, chiamandolo così, dico cose più vere e più sante di quelli che attribuiscono agli uccelli il potere degli dèi. Che poi io non mento riguardo al dio, ho anche questa prova: infatti, avendo annunciato a molti dei miei amici i consigli del dio, non sono mai apparso mentitore.
(By Starinthesky)