Τις, Χαρμιδην δε τον Γλαυκωνος ορων αξιολογον, μεν ανδρα οντα και πολλω δυνατωτερον των τα πολιτικα τοτε πραττοντων, οκουντα δε προσιεναι τη δημω και των της πολεως πραγματων επιμελεισθαι...και τουτων ων αναγκη σοι μετεχειν πολιτη γε οντι".

Vedendo Carmide figlio di Glaucono che era un uomo degno di considerazione e molto più capace di coloro che in quel tempo trattavano gli affari pubblici, ma che esitava a presentarsi al popolo e ad occuparsi dei fatti della città, "Dimmi" (gli) chiese "o Carmide, se uno, pur essendo in grado di vincere le gare con corona, e per questo egli stesso essere onorato e di rendere la patria più illustre nell'Ellade, non volesse sforzarsi, uno così come lo considereresti?" "E' chiaro: debole e vigliacco". "E se uno" diceva "pur essendo capace di occuparsi degli affari della città e glorificarla ed essere lui stesso onorato per questo, esitasse però a farlo, non sarebbe considerato giustamente un vigliacco?" "Ma perché domandi queste cose a me?" "Perché" diceva "io credo che tu pur essendo capace ad occupartene, esiti ad impegnarti e per di più in cose alle quali in quanto cittadino hai il dovere di partecipare."