Αὐτονόης δὲ καὶ Ἀρισταίου παῖς Ακταίων ἐγίγνετο, ὃς τρεφόμενος παρὰ Χείρωνι κυνηγὸς ἐδιδάσκετο, καὶ ἔπειτα ὕστερον ἐν τῷ Κιθαιρῶνι κατεβιβρώσκετο ὑπὸ τῶν ἰδίων κυνῶν. Καὶ τοῦτον ἐτελεύτα τὸν τρόπον, ὡς μὲν Ἀκουσίλαος λέγει...

Atteone era il figlio di Autonoe e di Aristeo (oppure puoi tradurre "nasceva Atteone figlio di...), il quale, essendo allevato presso Chirone veniva istruito come cacciatore e poi più tardi veniva divorato dai propri cani sul (monte) Citerone. E moriva in questo modo come dice Acusilao poiché Zeus si adirava perché corteggiava Semele come invece dicono i più poiché vedeva Artemide mentre si lavava. E la dea mutava immediatamente il suo aspetto (la sua forma) in una cerva (o cervo) e gettava la follia (la rabbia) sui cani che lo seguivano, dai quali, per comportamento errato, veniva divorato. E quando Atteone moriva, i cani cercando il padrone ululavano e facendo una ricerca giungevano alla grotta di Chirone, il quale costruiva un'immagine/una statua di Atteone e questa placava il loro dolore.
(By Vogue)

ANALISI GRAMMATICALE DEI VERBI

ἐγίγνετο (imperfetto, medio-passivo, indicativo, 3ª singolare) → γίγνομαι

τρεφόμενος (participio presente, medio-passivo, nominativo maschile singolare) → τρέφομαι

ἐδιδάσκετο (imperfetto, passivo, indicativo, 3ª singolare) → διδάσκω

κατεβιβρώσκετο (imperfetto, passivo, indicativo, 3ª singolare) → καταβιβρώσκω

ἐτελεύτα (imperfetto, attivo, indicativo, 3ª singolare) → τελευτῶ - τελευτάω,

λέγει (presente, attivo, indicativo, 3ª singolare) → λέγω

ἐμήνιε (imperfetto, attivo, indicativo, 3ª singolare) → μηνίω

ἐμνηστεύετο (imperfetto, medio-passivo, indicativo, 3ª singolare) → μνηστεύομαι

ἑώρα (imperfetto, attivo, indicativo, 3ª singolare) → ὁράω, ὁρῶ

ἤλλασσε (imperfetto, attivo, indicativo, 3ª singolare) → ἀλλάσσω

ἐνέβαλλε (imperfetto, attivo, indicativo, 3ª singolare) → ἐμβάλλω

ἐβιβρώσκετο (imperfetto, passivo, indicativo, 3ª singolare) → βιβρώσκω

ὑλάκτουν (imperfetto, attivo, indicativo, 3ª plurale) → ὑλακτέω

ποιούμενοι (participio presente, medio, nominativo maschile plurale) → ποιέω

παρεγίγνοντο (imperfetto, medio-passivo, indicativo, 3ª plurale) → παραγίγνομαι

κατεσκευάζετο (imperfetto, passivo, indicativo, 3ª singolare) → κατασκευάζω

ἔπαυε (imperfetto, attivo, indicativo, 3ª singolare) → παύω


Approfondimento sul mito di Atteone – autore e contesto storico-culturale

Il brano in questione racconta il tragico mito di Atteone, personaggio della mitologia greca noto per la sua drammatica fine: sbranato dai propri cani dopo aver visto la dea Artemide mentre si bagnava nuda. Questo mito, tramandato da diversi autori dell'antichità, è qui riferito in una forma storiografico-mitografica, ovvero una narrazione che intreccia mito e tentativi di razionalizzazione o di spiegazione tradizionale.

L'autore a cui possiamo ricondurre il testo è molto probabilmente Apollodoro, un erudito e grammatico ateniese vissuto nel II secolo a. C. Il brano sembra infatti tratto o ispirato dalla sua opera più famosa, la Biblioteca (Βιβλιοθήκη) una raccolta sistematica di miti greci, organizzata con intento ordinativo ed enciclopedico. Tuttavia, la paternità della Biblioteca è stata tradizionalmente attribuita a Apollodoro di Atene, ma oggi si ritiene che l'autore reale sia ignoto e per questo viene chiamato convenzionalmente Pseudo-Apollodoro.

Il contesto storico-culturale in cui nasce questa raccolta è quello dell'epoca ellenistica e post-ellenistica, quando la cultura greca, dopo l'espansione di Alessandro Magno, si fonde con molte altre tradizioni del Mediterraneo e dell'Oriente. In questo periodo si sviluppa un forte interesse per la sistematizzazione del sapere, anche in ambito mitologico. I miti non sono più solo racconti orali o poetici, ma diventano oggetto di studio, classificazione e interpretazione da parte degli studiosi delle biblioteche, come quella di Alessandria.

Nel caso di Atteone, vediamo due varianti del mito: una in cui Zeus lo punisce perché desiderava Semele, e un'altra più famosa, in cui è Artemide a punirlo per averla vista nuda. Questa doppia versione è tipica della tradizione mitologica greca, che non ha mai avuto una forma canonica unica, ma si è sempre arricchita di varianti a seconda dell'autore, della città o del periodo.

Il mito stesso contiene forti elementi simbolici: la trasgressione del divino, lo sguardo proibito, la trasformazione in cervo, e infine la morte per mano dei propri cani, cioè delle proprie "azioni" o istinti. Questo fa del mito di Atteone un racconto affascinante e ricco di significati morali e culturali, che continua a essere studiato, interpretato e ripreso anche in epoche moderne.