I FUNERALI DEGLI SCITI
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE
Ed ecco ancora cosa fanno quando è trascorso un anno: prendono i più adatti di tutti i servi rimasti (che sono Sciti di nascita, perché servi divengono solo gli Sciti a cui il re lo ordina; non ci sono da loro servi comperati) e ne strangolano una cinquantina; ammazzano anche cinquanta cavalli di gran pregio: ne svuotano il ventre, lo purificano, lo riempiono di paglia e lo ricuciono. Fissano poi su due paletti una mezza ruota rovesciata, l'altra mezza ruota su altri due paletti e ne piantano in terra tanti così in tale modo; poi infilano grossi pali dentro i cavalli nel senso della lunghezza fino alla gola e li appoggiano sulle ruote. Le prime mezze ruote sostengono le spalle dei cavalli le mezze ruote posteriori reggono le pance all'altezza delle cosce; le zampe restano penzolanti da entrambe le parti. Mettono morsi e redini ai cavalli, tendono le redini in avanti e le legano a dei pioli. Su ciascun cavallo issano ciascuno dei cinquanta giovani strangolati: li issano così dopo avergli infilato lungo la colonna vertebrale, fino alla gola, un bastone la cui parte inferiore conficcano in un foro praticato nell'altro palo, quello che attraversa il cavallo. Sistemano questi cavalieri tutto intorno alla tomba del re e poi si allontanano. Ecco dunque come seppelliscono i re; quando muoiono gli altri Sciti, i loro parenti più stretti li trasportano, stesi su carri, in giro dagli amici: ciascuno degli amici, accogliendo il corteo, allestisce un banchetto per gli accompagnatori e imbandisce anche per il morto parte di tutto ciò che offre agli altri. I semplici cittadini vengono trasportati così per quaranta giorni, poi li si seppellisce. Dopo i funerali gli Sciti si purificano come segue: si ungono la testa e poi se la insaponano e la lavano; per il resto del corpo procedono in questo modo: fissano a terra tre bastoni in piedi uno contro l'altro, vi stendono sopra coperte di lana, le serrano il più stretto possibile, poi in un catino piazzato in mezzo alle pertiche e sotto le coperte gettano pietre arroventate dal fuoco.