Honos alit artes, omnesque incenduntur ad studia gloria, iacentque ea semper, quae apud quosque improbantur. summam eruditionem Graeci sitam censebant in nervorum vocumque cantibus; igitur et Epaminondas, princeps meo iudicio Graeciae, fidibus praeclare cecinisse dicitur, Themistoclesque aliquot ante annos cum in epulis recusaret lyram, est habitus indoctior. ergo in Graecia musici floruerunt, discebantque id omnes, nec qui nesciebat satis excultus doctrina putabatur. In summo apud illos honore geometria fuit, itaque nihil mathematicis inlustrius. Aristoteles, vir summo ingenio, scientia, copia, cum motus esset Isocratis rhetoris gloria, coepit docere adulescentes artem dicendi et artem iungendi prudentiam cum eloquentia.

L’onore stimola le arti, e tutti si applicano negli studi per la gloria, mentre quelle che da ciascuno vengono disdegnate, restano trascurate per sempre. I Greci ritenevano che la perfetta educazione consisteva (era sita) nel modulare i suoni delle voci e delle corde. Si dice che anche Epaminonda il massimo esponente della Grecia, a mio parere, sapeva suonare benissimo la cetra; e Temistocle, alcuni anni prima, poiché aveva rifiutato (di suonare) la lira ad un banchetto, si guadagnò la fama di piuttosto ignorante. E dunque, in Grecia, ci fu un fiorire di musicisti: tutti la apprendevano, mentre chi la ignorava era ritenuto insufficiente cultura. Presso di loro la geometria fu tenuta in grandissima considerazione, cosicché niente (fu) più illustre quanto i matematici. Aristotele, uomo di grande ingegno, scienza e facondia spinto dalla gloria del retore Isocrate, prese ad insegnare ai giovani l'arte del parlare; e l’arte di coniugare la saggezza con l’eloquenza.