Cum Simonides poeta Crannone in Thessalia cenaret, domi Scopae, fortunati hominis et nobilis, cecinit id carmen, in eum magno pretio scriptum, in quo tamen multa ornandi carminis causa in castorem et Pollucem (in onore di Castore e Polluce) scripta erant; tum Scopas, nimis sordide, Simonidi dixit se dimidium pretii pro illo carmine daturum esse. "Cur - inquit - reliquum a tuis tyndaridis, quos aeque laudavisti, non petis?". paulo post nuntiatum est Simonidi iuvenes duos, mira corporis pulchritudine, stare ad ianuam et eum magnopere illuc vocare. Surrexit ille, domo prodiit, vidit neminem. Hoc interim spatio conclave illud, ubi erat Scopas concidit; ea ruina ipse cum cognatis suis oppressus est; Simonides tantum incolumis evasit. Tali modo Tyndaridae Simonidi pro carmine gratiam egerunt.
Il poeta Simonide, trovandosi a cena a Crannone, in Tessaglia, da Scopa, uomo ricchissimo e nobile, cantò un certo carme, scritto per un compenso ingente nei suoi confronti, nel quale, tuttavia, per abbellire il carme, erano state scritte molte cose in onore di Castore e Polluce; allora Scopa, in maniera straordinariamente meschina, disse a Simonide che gli avrebbe dato, per quel carme, la metà della somma (pattuita). " Perché disse non chiedi il resto ai tuoi figli di Tìndaro che hai elogiato in pari misura?" Poco dopo fu comunicato a Simonide che due giovani di grande bellezza fisica erano alla porta e lo chiamavano insistentemente. Egli si alzo, uscì dalla casa, non vide nessuno. In tale frattempo quella sala da pranzo nella quale si trovava Scopa, crollò; egli fu uccisi da quel disastro insieme ai parenti; solo Simonide scampò incolume. In questo modo i figli di Tindaro ringraziarono Simonide per il carme.