quid loquor? te ut ulla res frangat? tu ut umquam te corrigas? tu ut ullam fugam meditere?tu ut ullum exilium cogites? Utinam tibi istam mentem di inmortales duint! Tametsi video, si mea voce perterritus ire in exilium animum induxeris quanta tempestas invidiae nobis, si minus in praesens tempus recenti memoria scelerum tuorum, at in posteritatem impendeat. Sed est tanti, dum modo ista sit privata calamitas et a rei publicae periculis seiungatur. Sed tu ut vitiis tuis commoveare, ut legum poenas pertimescas, ut temporibus rei publicae cedas, non est postulandum. Neque enim is es, Catilina, ut te aut pudor umquam a turpitudine aut metus a periculo aut ratio a furore revocarit. Quam ob rem, ut saepe iam dixi, proficiscere, ac, si mihi inimico, ut praedicas, tuo conflare vis invidiam, recta via perge in exilium; vix feram sermones hominum, si id feceris, vix molem istius invidiae, si in exilium iussu consulis ieris, sustinebo. Sin autem servire meae laudi et gloriae mavis, egredere cum inportuna sceleratorum manu, confer te ad Manlium, concita perditos cives, secerne te a bonis, infer patriae bellum, exsulta impio latrocinio, ut a me non eiectus ad alienos, sed invitatus ad tuos isse videaris.
Ma a che prò parlo? Forse perché qualcosa ti pieghi? Perchè tu ti ravveda una buona volta? Perchè tu mediti la fuga? Perchè tu volga il pensiero all'esilio? Magari gli dei ti inducessero a ciò! Anche se vedo, qualora sbigottito dalla mia voce tu ti risolva ad andartene in esilio, quale tempesta d'animosità s'addensi su di me, se non nel presente per il ricordo ancora fresco dei tuoi delitti, senz'altro nel futuro. Ma ne vale la pena, purché questo si riduca alla sventura di un privato e rimanga ben separato dai pericoli della repubblica. Ma non c'è da pretendere che tu rimanga sconvolto dalle tue colpe, tema le pene previste dalle leggi, che tu ceda il passo di fronte alle circostanze critiche in cui versa lo Stato. Infatti, o Catilina, non sei tale che il pudore possa distoglierti da azioni infami o la paura dal pericolo o il buon senso dalla pazzìa. Per questa ragione, come già dissi spesso, vattene, e se vuoi attizzare l'odio contro di me, tuo nemico personale, come vai ripetendo, affrettati per l'esilio senza esitare; se lo farai, a fatica terrò testa alle critiche, a stento sosterrò il macigno di tale ostilità, se te ne andrai in esilio per comando del console. Se invece vuoi rendere un servizio alle mie lodi e gloria, esci da Roma con la tua svergognata masnada di scellerati, recati da Manlio, eccita e sprona i cittadini peggiori, dividiti dagli onesti, muovi guerra alla patria, vantati dei tuoi empi latrocinii, si' da sembrare non d'essere andato presso estranei in quanto cacciato, ma da tuoi fautori in seguito a un loro invito