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Μυριας μεν γαρ ημιν ασχολιας παρεχει το σωμα δια την αναγκαιαν τροφην... και αυτη τη ψυχη θεατεον αυτα τα πραγματα.
Fino a che possediamo il corpo e la nostra anima è mescolata con questo male, non c'è da temere che otteniamo in modo soddisfacente ciò che desideriamo: e sosteniamo che questo è la verità. Infatti il corpo ci procura innumerevoli occupazioni per il necessario nutrimento: ed inoltre, se ci colpiscono delle malattie, ci impediscono la ricerca dell'essere. Esso poi, ci riempie di amori e desideri e fobie e di svariate fantasie e di molta stoltezza, di modo che, come si suol dire, veramente per causa sua non ci è neppure possibile pensare mai niente. E infatti, nient'altro che il corpo e i suoi desideri ci procura le guerre, le discordie e le battaglie: perché le guerre nascono tutte per il possesso di ricchezze, e le ricchezze siamo costrette a procurarcele per il corpo, essendo schiavi della sua cura: e in seguito a queste cose non conduciamo mancanza di tempo per la filosofia, per tutti questi motivi. Ma la cosa peggiore di tutte è che, anche se ci viene da esso un poco di tempo libero e ci dedichiamo a ricercare qualcosa, nelle ricerche, facendosi vivo, di nuovo e dappertutto, arreca confusione e disturbo e ci distrae, tanto che, a causa sua, non riusciamo a riconoscere la verità. Ma in realtà a noi è dimostrato che, se intendiamo mai conoscere qualcosa puramente, dobbiamo distaccarci da esso e guardare con l'anima stessa le cose in sé.
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Κατ' εκεινον τον χρονον, οτε η Περσων επιΘεσις τοις Ελλησιν, ισως δε σχεδον... σφοδρα φιλια.
In quel tempo in cui i Persiani assaltarono i Greci, e probabilmente quasi tutti gli abitanti dell'Europa, noi avevamo un'antica costituzione e delle magistrature che provenivano da quattro classi basate sul censo, e come un padrone vi era dentro di noi un senso del pudore, per cui desideravamo vivere asserviti alle leggi di allora. A questo si aggiunga che la grandezza smisurata di quella spedizione che si muoveva per terra e per mare, incutendo un insostenibile timore, ci rese ancor più schiavi dei governanti e delle leggi, e per tutte queste ragioni avvenne che fra noi vi fossero dei vincoli di amicizia molto stretti.
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Πῶς γὰρ οὔ; Οὐκοῦν καί τινας τῶν συγκαταστησάντων καὶ ἐν δυνάμει ὄντων παρρησιάζεσθαι καὶ πρὸς αὐτὸν καὶ πρὸς ἀλλήλους, ἐπιπλήττοντας τοῖς γιγνομένοις, οἳ ἂν τυγχάνωσιν ἀνδρικώτατοι ὄντες; Εἰκός γε. Ὑπεξαιρεῖν δὴ τούτους πάντας δεῖ τὸν τύραννον, εἰ μέλλει ἄρξειν, ἕως ἂν μήτε φίλων μήτ' ἐχθρῶν λίπῃ μηδένα ὅτου τι ὄφελος. Δῆλον. Ὀξέως ἄρα δεῖ ὁρᾶν αὐτὸν τίς ἀνδρεῖος, τίς μεγαλόφρων, [c] τίς φρόνιμος, τίς πλούσιος· καὶ οὕτως εὐδαίμων ἐστίν, ὥστε τούτοις ἅπασιν ἀνάγκη αὐτῷ, εἴτε βούλεται εἴτε μή, πολεμίῳ εἶναι καὶ ἐπιβουλεύειν, ἕως ἂν καθήρῃ τὴν πόλιν. Καλόν γε, ἔφη, καθαρμόν. Ναί, ἦν δ' ἐγώ, τὸν ἐναντίον ἢ οἱ ἰατροὶ τὰ σώματα· οἱ μὲν γὰρ τὸ χείριστον ἀφαιροῦντες λείπουσι τὸ βέλτιστον, ὁ δὲ τοὐναντίον. Ὡς ἔοικε γάρ, αὐτῷ, ἔφη, ἀνάγκη, εἴπερ ἄρξει.
"Per forza, sì". "Ma facendo questo non è facile che venga ancora più in odio [567b] ai cittadini?" "Come no?" "Quindi anche quelli che l'hanno aiutato a prendere il potere e si trovano in una posizione di forza, o almeno i più coraggiosi, parlano con franchezza a lui e tra di loro, criticando il suo operato?" "E probabile". "Perciò il tiranno deve eliminarli tutti, se vuole dominare, finché non gli rimane nessuno né tra gli amici né tra i nemici che valga qualcosa". "È ovvio". "Allora deve distinguere con acume chi è coraggioso, chi generoso, [567c] chi assennato, chi ricco; ed è tanto fortunato che, volente o nolente, deve per forza essere nemico di tutti costoro e cospirare ai loro danni, fino a ripulire la città". "Una bella pulizia!", esclamò. "Sì", dissi, "l'opposto di quella prescritta dai medici per il corpo: essi tolgono il peggio e lasciano il meglio, costui fa il contrario". "E a quanto pare", aggiunse, "è forzato ad agire così, se davvero vuole governare".
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ἐγὼ γὰρ Ἀθηναίους, ὥσπερ καὶ οἱ ἄλλοι Ἕλληνες, φημὶ σοφοὺς εἶναι. ὁρῶ οὖν, ὅταν συλλεγῶμεν εἰς τὴν ἐκκλησίαν, ἐπειδὰν μὲν περὶ οἰκοδομίας τι δέῃ πρᾶξαι τὴν πόλιν, τοὺς οἰκοδόμους μεταπεμπομένους συμβούλους περὶ τῶν οἰκοδομημάτων, ὅταν δὲ περὶ ναυπηγίας, τοὺς ναυπηγούς, καὶ τἆλλα πάντα οὕτως, [c] ὅσα ἡγοῦνται μαθητά τε καὶ διδακτὰ εἶναι· ἐὰν δέ τις ἄλλος ἐπιχειρῇ αὐτοῖς συμβουλεύειν ὃν ἐκεῖνοι μὴ οἴονται δημιουργὸν εἶναι, κἂν πάνυ καλὸς ᾖ καὶ πλούσιος καὶ τῶν γενναίων, οὐδέν τι μᾶλλον ἀποδέχονται, ἀλλὰ καταγελῶσι καὶ θορυβοῦσιν, ἕως ἂν ἢ αὐτὸς ἀποστῇ ὁ ἐπιχειρῶν λέγειν καταθορυβηθείς, ἢ οἱ τοξόται αὐτὸν ἀφελκύσωσιν ἢ ἐξάρωνται κελευόντων τῶν πρυτάνεων. περὶ μὲν οὖν ὧν οἴονται ἐν τέχνῃ εἶναι, οὕτω διαπράττονται· ἐπειδὰν δέ τι περὶ τῶν τῆς [d] πόλεως διοικήσεως δέῃ βουλεύσασθαι, συμβουλεύει αὐτοῖς ἀνιστάμενος περὶ τούτων ὁμοίως μὲν τέκτων, ὁμοίως δὲ χαλκεὺς σκυτοτόμος, ἔμπορος ναύκληρος, πλούσιος πένης, γενναῖος ἀγεννής, καὶ τούτοις οὐδεὶς τοῦτο ἐπιπλήττει ὥσπερ τοῖς πρότερον, ὅτι οὐδαμόθεν μαθών, οὐδὲ ὄντος διδασκάλου οὐδενὸς αὐτῷ, ἔπειτα συμβουλεύειν ἐπιχειρεῖ·
Traduzione libera
Io dico, come anche gli altri Greci, che gli Ateniesi sono sapienti. Io vedo dunque che, quando ci raduniamo in assemblea, se la città ha a che fare con questioni che riguardano la costruzione di edifici, si fanno intervenire in veste di consiglieri in materia di costruzioni gli architetti; se, invece, deve prendere qualche decisione circa la costruzione di navi, si mandano a chiamare i costruttori di navi, ed è lo stesso il criterio seguito quando si tratta di tutte le altre cose che, essi ritengono, si possano imparare ed insegnare. Ma se prova a dar loro consigli qualcun altro che essi non stimano pratico dì quel dato mestiere, per quanto sia bello, ricco e nobile, non per questo lo ascoltano, ma lo deridono ed esprimono il proprio malcontento levando un gran baccano, finché colui che ha tentato di parlare, interrotto da quel baccano, non desista per conto suo, o gli arcieri non lo tirino via e lo caccino fuori per ordine dei Pritani. (48) Così agiscono, dunque, in quelle questioni che essi ritengono dipendere da un'arte. Quando invece si tratta di decidere circa l'amministrazione della città, allora si leva a dar loro consigli su tali questioni, indifferentemente, l'architetto, il fabbro, il calzolaio, il mercante, l'armatore, il ricco, il povero, il nobile e il plebeo, e a costoro nessuno rinfaccia, come invece si rinfaccia a quelli del caso precedente, di mettersi a dar consigli senza aver prima imparato da qualche parte e senza aver avuto alcun maestro.
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ἐπειδὰν θᾶττον συνιῇ τις τὰ λεγόμενα, καὶ τροφὸς καὶ μήτηρ καὶ παιδαγωγὸς καὶ αὐτὸς ὁ πατὴρ περὶ τούτου διαμάχονται, ὅπως ὡς βέλτιστος ἔσται ὁ παῖς, παρ’ ἕκαστον καὶ ἔργον καὶ λόγον διδάσκοντες καὶ ἐνδεικνύμενοι ὅτι τὸ μὲν δίκαιον, τὸ δὲ ἄδικον, καὶ τόδε μὲν καλόν, τόδε δὲ αἰσχρόν [...] μετὰδὲταῦτα εἰς διδασκάλων πέμποντεςπολὺμᾶλλον ἐν τέλλονται ἐπιμελεῖσθαι εὐκοσμίας τῶν παίδων ἢ γραμμάτων τεκαὶκιθαρίσεως. οἱδὲδιδάσκαλοι τούτων τεἐπιμελοῦνται, καὶἐπειδὰναὖ γράμματαμάθωσιν καὶμέλλωσιν συνήσειντὰγεγραμμένα ὥσπερ τότε τὴνφωνήν, παρατιθέασιν αὐτοῖς ἐπὶτῶν βάθρων ἀναγιγνώσκειν ποιητῶν ἀγαθῶν ποιήματακαὶἐκμανθάνειν ἀναγκάζουσιν, ἐν οἷς πολλαὶ μὲν νουθετήσεις ἔνεισιν πολλαὶ δὲ διέξοδοι καὶ ἔπαινοι καὶ ἐγκώμια παλαιῶν ἀνδρῶν ἀγαθῶν, ἵνα ὁ παῖς ζηλῶν μιμῆται καὶ ὀρέγηται τοιοῦτος γενέσθαι. [...] ἐπειδὰν δὲ ἐκ διδασκάλων ἀπαλλαγῶσιν, ἡ πόλις αὖ τούς τε νόμους ἀναγκάζει μανθάνειν καὶ κατὰ τούτους ζῆν κατὰ παράδειγμα, ἵνα μὴ αὐτοὶ ἐφ᾽ αὑτῶν εἰκῇ πράττωσιν, ἀλλ᾽ ἀτεχνῶς ὥσπερ οἱ γραμματισταὶ τοῖς μήπω δεινοῖς γράφειν τῶν παίδων ὑπογράψαντες γραμμὰς τῇ γραφίδι οὕτω τὸ γραμματεῖον διδόασιν καὶ ἀναγκάζουσι γράφειν κατὰ τὴν ὑφήγησιν τῶν γραμμῶν, ὣς δὲ καὶ ἡ πόλις νόμους ὑπογράψασα, ἀγαθῶν καὶ παλαιῶν νομοθετῶν εὑρήματα, κατὰ τούτους ἀναγκάζει καὶ ἄρχειν καὶ ἄρχεσθαι, ὃς δ᾽ ἂν ἐκτὸς βαίνῃ τούτων, κολάζει· (Protagora, Platone)
Non appena uno sia in grado di capire quello che viene detto, sia la nutrice, sia la madre, sia il pedagogo sia il padre stesso fanno a gara per questo perché il bambino diventi, per quanto è possibile, eccellente, insegnandogli e mostrandogli per ogni azione o parola se è giusta o ingiusta, se bella o riprorevole. [...] Dopo queste cose, quando li mandano dal maestro, gli impongono di curare molto di più la buona condotta che l'insegnamento delle lettere e della tecnica di suonare la cetra. I maestri si prendono cura di loro, e quando i ragazzi hanno imparato le lettere mettono loro innanzi sui banchi, da leggere, le opere dei grandi poeti e li costringono a impararle a memoria E poi li mandano dal maestro di ginnastica perché con un corpo più robusto possano seguire i dettami di un intelletto sano i maestri accennano la forma delle lettere con lo stilo per i bambini che ancora non sono capaci di scrivere, danno loro la tavoletta e li costringono a scrivere seguendo la traccia delle lettere. [...] E dopo che si allontanano dai maestri, la città a sua volta li costringe ad imparare le leggi ed a vivere secondo il loro modello, affinché essi non agiscano secondo il loro stesso arbitrio, ma in tutto e per tutto come i maestri di grammatica avendo tracciato con lo stilo le lettere a quelli tra i fanciulli non ancora capaci di scrivere danno la tavoletta e li costringono a scrivere secondo le tracce delle lettere, così anche la città, avendo tracciato le leggi, scoperte di antichi e valenti legislatori, costringe a governare e ad essere governati secondo quelle, e punisce chi si muova al di fuori di esse.