POSTQUAM IN AGRUM ROMANUM uentum est, obuiam hosti consules eunt. Valerius quadrato agmine peditem ducit: Brutus ad explorandum cum equitatu antecessit. Eodem modo primus eques hostium agminis fuit; praeerat Arruns Tarquinius filius regis, rex ipse cum legionibus sequebatur. Arruns ubi ex lictoribus procul consulem esse, deinde iam propius ac certius facie quoque Brutum cognouit, inflammatus ira "ille est uir" inquit, "qui nos extorres expulit patria. Ipse en ille nostris decoratus insignibus magnifice incedit. Di regum ultores adeste. " Concitat calcaribus equum atque in ipsum infestus consulem derigit. Sensit in se iri Brutus; decorum erat tum ipsis capessere pugnam ducibus; auide itaque se certamini offert; adeoque infestis animis concurrerunt, neuter dum hostem uolneraret sui protegendi corporis memor, ut contrario ictu per parmam uterque transfixus duabus haerentes hastis moribundi ex equis lapsi sint. Simul et cetera equestris pugna coepit, neque ita multo post et pedites superueniunt. Ibi uaria uictoria et uelut aequo Marte pugnatum est; dextera utrimque cornua uicere, laeua superata. Veientes, uinci ab Romano milite adsueti, fusi fugatique: Tarquiniensis, nouus hostis, non stetit solum, sed etiam ab sua parte Romanum pepulit.
Traduzione
Quando entrarono in territorio romano, i consoli avanzarono contro il nemico: Valerio guidava la fanteria disposta in ordine compatto mentre Bruto lo precedeva in esplorazione con la cavalleria. Anche nell'armata nemica il primo corpo era la fanteria, agli ordini di Arrunte Tarquinio figlio del re. Questi era dietro col resto delle truppe. Arrunte, individuando da lontano prima i littori, cap? che il console era lì nei pressi. Poi, quando avvicinandosi riconobbe senza orma di dubbio i lineamenti di Bruto, infiammato dalla rabbia, urlò: Ecco laggiù l'uomo che ci ha cacciati dalla terra in cui siamo nati. E' proprio lui. Guardatelo come avanza tronfio delle nostre insegne! O dei che vendicate i re, assisteteci!! Sprona il cavallo e si butta a testa bassa dritto contro il console. Bruto allora si sentì minacciato. Dato però che in quel tempo era motivo d'orgoglio per i comandanti buttarsi nella mischia in prima persona, Bruto per questo accetta la sfida senza pensarci un attimo. I due si scontrarono con un accanimento incredibile, preoccupandosi soltanto di colpire l'avversario e non di schivarne i colpi. Così, trafitti l'uno e l'altro dall'asta dell'avversario passata attraverso lo scudo, furono sbalzati da cavallo e franarono a terra in fin di vita. Nello stesso istante ebbe inizio anche lo scontro tra il resto delle due cavallerie e poco dopo toccò alle fanterie scendere in campo. Si combatt? con alterno successo e l'esito della battaglia rimase legato a un filo. L'ala destra di entrambi gli schieramenti aveva la meglio, mentre la sinistra cedeva. I Veienti, abituati alla sconfitta con le truppe romane, furono sbaragliati e dispersi, I Tarquini, invece, avversario nuovo e sconosciuto, non si limitarono a reggere bene l'urto ma riuscirono anche a respingere quella parte dell'esercito romano che si trovava nel loro settore.