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Et inde profecti, iesus et discipuli praetergrediebantur galileam nec volebat quemquam scrie ubi essent. docebant autem discipulos suos et dicebat illis: quoniamo Filius hominis tradetur in manus hominum et occidetn eum et occisus tertia die resurget. at illi ignorabant verbum et timebant eum interrogare. et venerunt capharnaum. qui cum domi essent, interrgabat eos: "quid in via tractabatis?" at illi tacebant, siquidem inter se in via disputaverant quis esset illorum maior. et residens vocavit duodecim et ait illis: "si quis vult primus esse erit omnium novissimus et omnium minister. " et accipians puerum statuit eum in medio eorum; quem cum complexus esset ait illis: "quisquis unum ex huiusmodi pueris receperit in nomine meo me recepit et quicumque me susceperit non me suscipit sed eum qui me misit.
E PARTITI DA Lì GESU E I DISCEPOLI ATTRAVERSAVANO A PIEDI LA GALILEA E NON VOLEVA CHE QUALCUNO SAPESSE DOVE FOSSERO. IN QUEL TEMPO ISTRUIVA I SUOI DISCEPOLI E DICEVA A QUELLI: POICHè IL FIGLIO DELL'UOMO è CONSEGNATO NELLE MANI DEGLI UOMINI SIA ESSI LO UCCIDERANNO SIA L'UCCISO IL TERZO GIORNO RISORGE. MA QUELLI NON CAPIVANO LA PAROLA E TEMEVANO DI INTERROGARLO. E GIUNSERO A CAFARNAO. MENTRE QUESTI ERANO A CASA LI INTERROGAVA: " DI COSA PARLAVATE DURANTE IL VIAGGIO?" MA QUELLI TACEVANO DAL MOMENTO CHE TRA DI LORO NELLA VIA AVEVANO DISCUSSO SU CHI DI LORO FOSSE IL PIù GRANDE. E MENTRE SEDEVA PARLò AI DODICI E DISSE A QUELLI: SE QUALCUNO VUOLE ESSERE IL PRIMO TRA TUTTI SARà L'ULTIMO E IL SERVO DI TUTTI. ED EGLI PRENDENDO UN RAGAZZO STETTE IN MEZZO TRA LORO; DOPO AVERLO ABBRACCIATO DISSE A QUELLO: "CHIUNQUE MI AVEVA SOSTENUTO NON ACCOLGA ME MA LUI CHE MI MANDò"
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Priori Remo augurium venisse fertur, sex voltures; iamque nuntiato augurio cum duplex numerus Romulo se ostendisset, utrumque regem sua multitudo consalutauerat: tempore illi praecepto, at hi numero auium regnum trahebant. Inde cum altercatione congressi certamine irarum ad caedem vertuntur; ibi in turba ictus Remus cecidit. Volgatior fama est ludibrio fratris Remum novos transiluisse muros; inde ab irato Romulo, cum verbis quoque increpitans adiecisset, "Sic deinde, quicumque alius transiliet moenia mea, " interfectum. Ita solus potitus imperio Romulus; condita urbs conditoris nomine appellata
Il primo presagio, (ovvero) sei avvoltoi, si dice toccò a Remo. Dal momento che a Romolo ne erano apparsi il doppio quando ormai il presagio era stato annunciato, i rispettivi gruppi avevano proclamato re l'uno e l'altro contemporaneamente. Gli uni sostenevano di aver diritto al potere in base alla priorità nel tempo, gli altri in base al numero degli uccelli visti. Ne nacque una discussione e dal rabbioso scontro a parole si passò al sangue: Remo, colpito nella mischia, cadde a terra. È più nota la versione secondo la quale Remo, per prendere in giro il fratello, avrebbe scavalcato le mura appena erette e quindi Romolo, al colmo dell'ira, l'avrebbe ammazzato aggiungendo queste parole di sfida: «Così, d'ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura. » In questo modo Romolo si impossessò da solo del potere e la città appena fondata prese il nome del suo fondatore.
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Miseriae nostrae potius velim quam inconstantiae tribuas quod a Vibone quo te arcessebamus subito discessimus. Adlata est enim nobis rogatio de pernicie mea, in qua quod correctum esse audieramus erat eius modi ut mihi ultra quadrigenta milia liceret esse, illuc pervenire non liceret. Statim iter Brundisium versus contuli ante diem rogationis, ne et Sicca, apud quem eram, periret et quod Melitae esse non licebat. Nunc tu propera ut nos consequare, si modo recipiemur. Adhuc invitamur benigne, sed quod superest timemus. Me, mi Pomponi, valde paenitet vivere, qua in re apud me tu plurimum valuisti. Sed haec coram. Fac modo ut venias.
Vorrei che tu dessi credito alla nostra condizione infelice più che all’incoerenza il fatto che siamo partiti all’improvviso da Vibo Valentia, dove ti chiedevamo di venire. Ci è stata portata infatti la proposta di legge sulla mia rovina, nella quale ciò che avevamo udito essere stato emendato era di tal fatta che mi era consentito stare oltre le quattrocento miglia e non mi era permesso venire lì. Immediatamente il giorno prima della presentazione della proposta di legge io rivolsi il mio viaggio verso Brindisi, e perché non avesse dei guai Sicca, a casa del quale mi trovavo, e per il fatto che non era lecito stare a Malta. Ora affrettati a raggiungerci se pure saremo accolti. Fino a questo momento veniamo invitati gentilmente, ma temiamo ciò che resta. O mio Pomponio, mi rincresce molto di vivere, nella qual cosa nei miei confronti tu avesti moltissima influenza. Ma (vedremo) di persona queste cose. Cerca solo di venire.
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Catilinam luxuria primum, tum hinc conflata egestas rei familiaris, simul occasio, quod in extremis finibus mundi arma Romana peregrinabantur, in nefaria consilia opprimendae patriae suae compulere. Senatum confodere, consules trucidare, distringere incendiis urbem, diripere aerarium, totam denique rem publicam funditus tollere et quidquid nec Hannibal videretur optasse, quibus - o nefas - sociis adgressus est! Ipse patricius; sed hoc minus est: Curii, Porcii, Sullae, Cethegi, Autronii, Varguntei atque Longini, quae familiae! quae senatus insignia! Lentulus quoque tum cum maxime praetor. Hoc omnis inmanissimi facinoris satellites habuit. Additus est pignus coniurationis sanguis humanus, quem circumlatum pateris bibere: summum nefas, nisi amplius esset, propter quod biberunt. Actum erat de pulcherrimo imperio, nisi illa coniuratio in Ciceronem et Antonium consules incidisset, quorum alter industria rem patefecit, alter manu oppressit.
Prima la lussuria, in seguito da ciò la conseguente rovina del patrimonio familiare, nello stesso tempo l’opportunità che le armi romane peregrinavano negli estremi confini del mondo, spinsero Catilina all’empio proposito di attentare alla sua patria. Cominciò a colpire il senato, massacrare i consoli, seminare qua e là la città di incendi, depredare l’erario, distruggere infine dalle fondamenta tutto quanto lo Stato e qualsiasi cosa che neanche Annibale sembrava avesse desiderato, e da quali complici, grandi dei!, fu attorniato! Egli era un patrizio; ma questo è il meno: i Curi, i Porci, i Silla, i Cetegi, gli Autroni, i Varguntei e i Longini, che famiglie! Che onori del senato! Anche Lentulo allora era soprattutto pretore. In ciò li ebbe tutti come complici del suo immenso crimine. Fu aggiunto come pegno della congiura sangue umano, che bevvero fatto girare nele coppe: somma scelleratezza, se non ci fosse stato qualcosa di più grave del fatto che bevvero. Sarebbe finita per il più bello impero, se quella cospirazione non fosse capitata durante il consolato di Cicerone e Antonio, dei quali l’uno svelò la cosa con zelo, l’altro la represse con la forza.