Cretae, in insula magna, Daedalus et filius Icarus ab illius insulae rege in vincula coniecti erant. Tantum desiderium patriae Daedalo erat, ut numquam requiesceret animo pacato, sed rex Minos vias terrae et pelagi clauserat itaque caeli vias ingeniosissimus vir temptavit pinnis  alas paravit, quas cera ligavit et suis humeris aptavit. Deinde quoque fìlli corpori alas aptavit sed ita eum talibus verbis admonuit: "Fili mi, prudens esto, ut radios ardentes Solis vitare possis". Dat oscula filio, deinde evolant. Sed Icarus improvidus Daedali praeceptis noi obtemperavit; altissime volavit puer et Solis aestu alarum cera soluta est. Tum miser puer frustra brachia sine alis agitavit et, patrem suum invocans, animam exhalavit in pelago, quod nunc Icarius vocatur.

A creta, in una grande isola, Dedalo ed il figlio Icaro  erano costretti in catene dal re di quella famosa isola. In Dedalo era tanto il desiderio della patria, da non riposare mai con un animo tranquillo, ma il Re Minosse, aveva chiuso le vie di terra e del mare e quindi l'uomo assai ingegnoso sperimentò con delle penne e costruì delle ali, che attaccò con della cera e  le mise sulle spalle.  Poi mise le ali anche al corpo del figlio ma lo ammonì così con tali parole: "Figlio mio, sii prudente affinché tu possa evitare i raggi ardenti del sole". Da dei baci al figlio poi volano via. Ma Icaro imprudente, non diede ascolto agli avvertimenti di Dedalo, il fanciullo volò altissimo e il calore del sole sciolse la cera delle ali. Allora il misero fanciullo invano agitò le braccia senza le ali e, invocando il padre, esalò l'anima (morì) nel mare, che ora è chiamato Icario.

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