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Ninus, rex assyriorum, decessit, impuberem adhuc filium relinquens et uxore Semiramin (Semiramide). Haec nec immaturo imperium tradidit, nec ipsa, quod femina erat, tractavit, sed simulavit se pro uxore nini filium, pro femina puerum. Nam et statura mediocris, et vox pariter gracilis, et lineamentorum qualitas matri ac filio similis erat. Igitur brachia ac crura velamentis, caput tiara texit et iuss eius populus quoque eodem ornamentu vestitus est. quem morem vestis exinde gens universa tenet. Sic primis intiis sexum dissimulavit et puer credita est.
Nino, re degli assiri, morì, lasciando un figlio ancora piccolo e la moglie Semiramide. Questa non consegnò il potere al figlio non adulto, né lei stessa, per il fatto che era donna, ma finse di essere lei il figlio al posto della donna, per donna il figlio. Infatti era di statura bassa, e voce ugualmente gracile, e la qualità di lineamenti era simile al figlio e alla madre. Dunque coperte le braccia e le gambe, coprì la testa con una tiara e per suo ordine anche il popolo fu vestito con lo stesso ornamento. Tutto il popolo tenne questa usanza di veste. Così sin dall'inizio finse il sesso e venne creduta un fanciullo.
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Postquam Amphitryon discessi ut Oechaliam expugnaret, Iuppiter, speciem illius viri sumens, domum Alcmenae accessit, ut cum ea iaceret. Mulier, aestimans Iovem coniugem suum esse, eum thalamis recepit et credidit deo, cum ille res in Oechalia gestas narravit. Iuppiter autem, ut diu cum ea concumberet, noctem illam produxit usque ad proximam. Postero die, cum nuntiatum est ei coniugem victorem revertisse, Alcmena minime curavit, quod iam putabat se coniugem suum vidisse. Cum autem Amphitryon in regiam intravit et eam neglegentius (= con eccessiva indifferenza) securam vidit, obstupuit quod uxor se advenientem non exceperat; cui Alcmena respondit: "Iam pridem venisti et mecum concubuisti et mihi narrasti quae in Oechalia gesseras " Quoniam mulier signa omnia dicebat, Amphitryon sensit numen fuisse pro se, quod cum uxore sua concuberat. Alcmena, ab compressa, Herculem peperit.
Dopo che Anfitrione si allontanò per espugnare Ecolio, Giove assumendo sembianze di quell'uomo, si recò alla casa di Alcmena per stare con lei. La donna pensando che Giove fosse suo complice lo accolse nelle stanze e ebbe giudizio nel Dio, mentre questo narra le imprese di Ecolia. Giove invece, affinché si svegliasse insieme con lei a lungo, prolungò quella notte. Nei prossimi giorni, quando fu annunciato che il coniuge era tornato vincitore Alcmena curò pochissimo, perché pensava che egli aveva visto il suo coniuge. Quando invece Anfitrione entrò nella reggia, vide quella eccessiva indifferenza, si stupì poiché la moglie non lo aveva accolto mentre arrivava, al quale Alcmena rispose: "arrivasti già tempo fa e giacesti con me e mi narrasti che si era combattuto in Ecolia. " poiché la donna mostrava tutte le prove Anfitrione percepì che la divinità fosse stata al suo posto, poiché aveva piaciuto con sua moglie. Alcmena spinta ripetutamente da Giove partorì Ercole.
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Cyrene condita est ab Aristaeo, cui nomen Battus propter linguae obligationem fuit. Huius pater Grinus, rex Therae insulae, cum ad oraculum Delphos, propter dedecus adulescentis filii nondum loquentis, deum deprecaturus venisset responsum accepit quo iubebatur eius filius Battus Africam petere et urben Cyrenem condere: usum ibi linguae accepturum. Cum responsum ludibrio simile videretur, propter solitudinem Therae insulae, ex qua coloni ad urbem condendam in Africam proficisci iubebantur, res omissa est. Interiector deinde tempore, contumaces pestilentia deo parere compelluntur; quorum tam insignis paucitas fuit, ut vix unam navem complerent. Cum venissent in Africam, pulsis accolis, montem Cyram et propter amoenitatem loci et propter fontium ubertatem occupavere. Ibi Battus, dux eorum, linguae nodis solutis recte loqui coepit. Positis igitur castris, Battus urbem Cyrenem condidit.
Cirene fu fondata da Aristeo, a cui venne dato il soprannome Batto a causa del suo impedimento della lingua. Suo padre Grino, re dell'isola di Tera, dopo essersi recato dall'oracolo di Delfi a supplicare il dio, per il difetto dell' adelescente figlio che ancora non parlava, ottenne il responso con cui si comandava a suo figlio Batto di recarsi in Africa e fondare la città di Cirene: là avrebbe ricevuto l'uso della parola. Visto che il responso sembrava simile ad uno scherzo, a causa della desolazione dell'isola di Tera, da cui era stato ordinato ai coloni di recarsi in Africa per fondare una città, la cosa fu lasciata cadere. Trascorso quindi del tempo, furono costretti di mala vogliaed obbedire al dio a causa di una pestilenza; il loro numero fu tanto esiguoche a malapena riempirono una nave. Dopo essere giunti in Africa, respinte le genti indigene, a causa dell'amenità del luogo e dell'abbondanza delle sorgenti d'acqua occuparono il monte Cira. Là Batto, loro capo, scioltisi i nodi della lingua, cominciò a parlare perfettamente. Allora disposto l'accampamento, Batto fondò la città di Cirene.