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Villica admodum iuvenis debet esse. Integrae quoque valetudinis sit; nec pulcherrima: ... villicus enim primo mane cum familia prodit ad agros et crepusculo, peractis operibus, fessus domum revertit.
La fattoressa deve essere assai giovane. Sia anche di buona salute; ne brutta ne bellisiima; infattila saggia moderazione è migliore e piu utile all'uomo che la forma procace del corpo. Una forza illibata è sufficiente sia per le veglie sia per le altre fatiche. La brutezza del corpo rende il proprio compagno insopportabile, invece un minimo di bellezza lo rende desiderabile. E così noi dobbiamo fare in modo che il fattore sia ne contro ne sia troppo nelle mura vicino alla donna. Occorreanche che la fattoressa sia lontanissima dal vino, dal cibo, dalle superstizioni, dal sonno e dagli uomini, E ugualmente sia anche onesta, laboriosa e incorrotta, perché molte cose devono essere simili nell'uomo e nella donna. Dunque è (cosa buona) bene che la donna eviti sia il male che sperare il premio per il bene fatto. Da ultimo la fattoressa si dia da fare affinché il fattore in casa faccia poche cose; infatti il fattore esce con la famiglia di buon mattina nei campi e alla sera, concluse le fatiche ritorna stanco a casa.
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Scholam omnium tristissimus locum esse plurimi credunt discipuli. Falso! Alii putant in schola discipulos nec audire nec videre ad vitam utiliora. Falso! Quattuor, quinque, sex totas horas silentium tenetur absolutum nec pueros licet aula exire nisi singulos. Puerorum oculi, cum iussu magistri in libros aspicere cogantur, voluptate quam maxima ad puellarum formosissimus trahuntur semel, bis, ter... Linguae latinae magister, olim, dum lentius per aulam ambulat Catullique carmina legit intentior, duos discipulos ridentes attentissime truci vultu observavit. Discipuli, cum iratos magistri os animadvertissent, umillimum inclinaverunt caput, gravius supplicium expectantes. Magister, autem, iuvenili laetitia commotus, ad duos effrenatos pueros accedens, serenissima fronte leniter subrisit. Raro in schola in vincula coniciuntur discipuli.
Molto alunni credono che il luogo più triste di tutti sia la scuola. Falso! Alcuni ritengono che a scuola gli alunni né ascoltino né vedano le cose più utili alla vita. Falso! Quattro, cinque, sei ore sono tenuti in silenzio assoluto né è consentito ai fanciulli uscire dall'aula se non singolarmente. Gli occhi dei fanciulli, quando per ordine del maestro sono costretti a guardare sui libri, sono trasportati per piacere alla bellezza delle compagni, una, due, tre volte. . Il maestro di latino, una volta, mentre cammina lentamente per l'aula ed è intento a leggere i versi di Catullo, ha osservato (meglio tradurlo col passato remoto) con volto attento due fanciulli che ridevano. I discepoli hanno chinato (meglio tradurlo col passato remoto) umilmente la testa, aspettando la dura punizione. Il maestro, tuttavia, commosso dall'allegria dei giovani, avvicinandosi ai due sfrenati ragazzi, ha sorriso leggermente con volto serenissimo. Raramente a scuola gli alunni sono costretti in catene
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Romae, clade apud Trasumenum nuntiata, cum ingenti terrore ac tumultu concursus in forum popoli accidit. Matronae, vegae per vias, perniciem adlatam lugentes, obvios interrogabant. Tandem haud multo ante solis occasum M. Pomponius praetor, Romam revertens, clamavit: "Magna pugna victi sumus!". Horribili nuntio audito, omnes cives, diversis rumoribus impleti, domum cursu redeunt diversaque referunt. Dicunt: "Consul cum magna parte copiarum caesus est! Admodum pauci adhuc superstites sunt, aut fuga passim per Etruriam sparsi, aut ab hostibus capti". Postero die ad portas mulierum virorumque magna multitudo stetit, aut filium aut patrem aut propinquos opperiens aut nuntium de clade. Circumfusi sunt obviis, omnia ex omnibus quaerentes neque destiterunt priusquam ordine omnia inquisiverunt. Inde varii erant vultus hominum discedentium, quoniam laeta aut tristia nuntiabantur. Feminarum praecipue et gaudia insignia erant et luctus. Quibusdam mulieribus enim filii mors falso nuntiata erat; postea autem, maestae domi sedentes, ad primum conspectum filii redeuntis nimio gaudio exanimatae sunt.
Dal libro LIBENTER
Massilienses, post cladem acceptam, animo non defecerant, immo naves refecerant summaque industria. Iis piscatorias naves adiecerant atque contexerant ut remiges ab ictu telorum tuti essent. Inde naves sagittariis tormentisque compleverunt. Postquam classem sic instruxerunt, omnium senum, matrum, virginum precibus et fletu excitati, ut in rebus adversis civitati subvenirent, magno animo atque fiducia naves conscendunt. Res autem inopinata atque repentina animum omnibus auxit. Nasidius, enim, ompei legatus, Massiliensibus subsidio cum classe venerat atque eius adventus spe et voluntate civitatem compleverat. Tum, vento secundo ex navalibus naves producunt, ex portu discedunt ac Tauroenta, Massiliensium castellumm, perveniunt. Ibi naves expediunt, animos confirmant, ut magna vi et virtute pugnent, consilia communicant. Dextera pars attribuitur Massiliensibus, cornu sinistrum Nasidio. Iam imminet proelium.
La sconfitta non scoraggia
versione di latino e traduzione da vari libri
A Roma, resa nota la sconfitta presso il Trasimeno, ci fu un riunirsi nel foro del popolo per la grande paura e il tumulto. Le donne, girovaghe per le strade, che piangevano la disfatta, chiedevano ai passanti. Tuttavia non molto prima del tramonto del sole il pretore Pomponio, tornando a Roma, annunciò: "Siamo stati vinti in una grande battaglia!". Sentito questo orrendo annuncio, tutti i cittadini, colmi di diversi rumori, tornarono di corsa a casa e riportarono diversamente le cose. Dicono: "Il console è morto con gran parte delle truppe! Ci sono davvero pochi superstiti, o sparsi per l'Etruria con la fuga, o presi dai nemici". Il giorno dopo la moltitudine delle donne e degli uomini stettero alle porte, o aspettando il figlio o i parenti o l'annuncio della sconfitta. Si mescolarono con i passanti, chiedendo ogni cosa e non desistendo prima di ricercare ogni cosa (ordine). Vari erano i volti degli uomini che si allontanavano, poiché erano annunciate o cose liete o tristi. Soprattutto erano grandi le gioie o i lutti delle donne. A tali donne era stata annunciata falsamente la morte del figlio, poi tuttavia, sedendo tristi in casa, alla prima vista del figlio che tornava, erano morte per l'eccessiva gioia.
Traduzione dal libro libente
I Marsigliesi, dopo la sconfitta ricevuta, non si erano persi d'animo, anzi, avevano ricostruito le navi con grandissima solerzia. A queste avevano aggiunto delle navi da pesca e le avevano rivestite affinché fossero protette dall'urto dei dardi. Poi avevano riempito le navi di arcieri e macchine da lancio. Dopo che prepararono così la flotta, incitati dal pianto e dalle preghiere di tutti gli anziani, le madri e le vergini, con grande coraggio e fiducia si imbarcano (letteralmente: salgono sulle navi) per andare in aiuto alla città in pericolo. Ma un fatto imprevisto e inaspettato accrebbe a tutti il coraggio. Nasidio, infatti, ambasciatore di Pompeo, era giunto in aiuto ai Marsigliesi con la flotta e con il suo arrivo aveva riempito la città di speranza e buoni propositi. Allora, con il vento favorevole conducono le navi fuori dagli arsenali, escono dal porto e giungono a Tauroenta, fortezza dei Marsigliesi. Lì preparano le navi, confortano gli animi, affinché combattano con grande forza e valore, comunicano i piani. La parte destra viene assegnata ai Marsigliesi, a Nasidio l'ala sinistra. Ormai la battaglia incombe
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Iuppiter, cum Thetis Peleo nuberet, ad epulas dicitur omnes deos concocavisse, excepta Eride, id est Discordia. Quae, cum postea supervenisset nec epulis interesse sineretur, malum (mela) aureum in mediam mensam misit, dixitque ut id attolleret quae dea esset formosissima. Iuno, Venus, Minerva sibi malum vindicare coeperunt, itaque inter eas magna discordia orta est. Iussus est igitur Mercurius deas deducere in Ida monte ad Alexandrum Paridem, qui iudex a Iove nominatus est. Ei Iuno sic pollicita est: "Si ego pulcherrima tibi videbor, tu in omnibus terris regnabis ac ditissimus fies. " Sic autem Minverva: "Si victrix discedam, fortissimus sapientissimusque inter mortales putaberis. " Venus tandem Helenam, formosissimam omnium mulierum, se in coniugium dare promisit. Quod donum Paris prioribus anteposuit: itaque Venus pulcherrima iudicatur. Ob eam iniuriam, Iuno et Minerva Troianis semper fuerunt infestae.
testo ORIGINALE DA IGINO
Iuppiter, cum Thetis Peleo nuberet, ad epulum dicitur omnes deos convocavisse, excepta Eride, quase dea discordiae est. Quae cum postea supervenisset nec ad convivium admitteretur, ab ianua in medium triclinium proiecit malum dixitque ut quae dearum formosissima esset, id tolleret. Iuno, Venus, Minerva formam praestantissimam sibi vindicare coeperunt. Inter quas cum magna discordia orta esset, Iuppiter imperat Mercurio ut deducat eas in montem Idam ad Alexandrum Paridem, Priami filium, et iubeat eum iudicare. Cui Iuno, si pro se iudicasset, pollicita est in omnibus terris eum regnaturum esse; Minerva, si victrix iudicaretur, fortissimum eum inter moraltales se facturam esse et omnium artium scitum; Venus autem Helenam, Tyndarei filiam formosisssimam omnium feminarum, se ei in coniugium daturam promisit. Paris hoc donum prioribus anteposuit et Venerem pulcherrimam dearum esse iudicavit.
Il pomo della discordia
versione di latino di Igino
TESTO E TRADUZIONE DAL LIBRO LIBENTER
Si dice che Giove, quando Tetide sposò Peleo, abbia invitato al banchetto tutti gli Dèi tranne Eris, cioè la Discordia; costei, quando poi arrivò e non gli fu permesso di partecipare al banchetto, gettò una mela, in mezzo alla tavola (mensa) e disse che era l'avrebbe dovuta prendere (la prendesse), quella che tra le dee era la più bella. Giunone, Venere e Minerva subito pretesero la mela e cominciarono a contendere (contenderla) tra loro, E quindi essendo nata una grande discordia fra le dee, (Giove) ordinò a mercurio di condurre le dee sul mondo Ida da Alessandro Paride, che fu nominato giudice da Giove. A lui Giunone promise così: Se io ti sembrerò la più bella, tu, in ogni terra regnerai e diventerai il più potente. " Minerva invece così: "se io risulterò vincitrice, sarai reputato il più forte e il più sapiente tra i mortali" Venere promise di dargli in sposa Elena la più bella fra tutte le donne. Paride preferì questo dono e e Venere fu giudicata la più bella. A causa di questa ingiura, Giunone e Minerva furono sempre ostili ai troiani
testo ORIGINALE DA IGINO
TRADUZIONE
Si dice che Giove, quando Tetide sposò Peleo, abbia invitato al banchetto tutti gli Dèi tranne Eris, cioè la Discordia; costei, quando poi giunse e non venne fatta entrare, gettò dalla porta una mela, dicendo che era destinata alla più bella. Giunone, Venere e Minerva subito la pretesero ognuna per se e cominciarono a contendere tra loro, per cui Giove ordinò a Mercurio di portarle sul monte Ida, da Paride Alessandro, e di far giudicare a lui. Giunone gli promise, se avesse deciso in suo favore, che avrebbe regnato sul mondo intero e sarebbe stato il più ricco di tutti; Minerva gli promise, se fosse uscita vittoriosa, di farlo diventare il più valoroso tra i mortali, oltre che abile in ogni arte; Venere, invece, promise di dargli in moglie Elena, figlia di Tindaro, la più bella fra tutte le donne. Paride preferì quest’ultimo dono ai precedenti e dichiarò che Venere era la più bella; per questo motivo Giunone e Minerva divennero nemiche dei Troiani. Alessandro, istigato da Venere, rapì Elena a Menelao, di cui era ospite: la portò da Sparta a Troia - assieme a Etra e Tisadie, prigioniere, ma un tempo regine, che le erano state assegnate come ancelle da Castore e Polluce - e la sposò.
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Homo quidam habuit duos filios et dixit adulescentior ex illis patri pater da mihi portionem substantiae quae me contingit et divisit illis substantiam et non post multos dies congregatis omnibus adulescentior filius peregre profectus est in regionem longinquam et ibi dissipavit substantiam suam vivendo luxuriose et postquam omnia consummasset facta est fames valida in regione illa et ipse coepit egere et abiit et adhesit uni civium regionis illius et misit illum in villam suam ut pasceret porcos et cupiebat implere ventrem suum de siliquis quas porci manducabant et nemo illi dabat in se autem reversus dixit quanti mercennarii patris mei abundant panibus ego autem hic fame pereo surgam et ibo ad patrem meum et dicam illi pater peccavi in caelum et coram te et iam non sum dignus vocari filius tuus fac me sicut unum de mercennariis tuis et surgens venit ad patrem suum cum autem adhuc longe esset vidit illum pater ipsius et misericordia motus est et adcurrens cecidit supra collum eius et osculatus est illum dixitque ei filius pater peccavi in caelum et coram te iam non sum dignus vocari filius tuus dixit autem pater ad servos suos cito proferte stolam primam et induite illum et date anulum in manum eius et calciamenta in pedes et adducite vitulum saginatum et occidite et manducemus et epulemur quia hic filius meus mortuus erat et revixit perierat et inventus est et coeperunt epulari erat autem filius eius senior in agro et cum veniret et adpropinquaret domui audivit symphoniam et chorum et vocavit unum de servis et interrogavit quae haec essent isque dixit illi frater tuus venit et occidit pater tuus vitulum saginatum quia salvum illum recepit indignatus est autem et nolebat introire pater ergo illius egressus coepit rogare illum at ille respondens dixit patri suo ecce tot annis servio tibi et numquam mandatum tuum praeterii et numquam dedisti mihi hedum ut cum amicis meis epularer sed postquam filius tuus hic qui devoravit substantiam suam cum meretricibus venit occidisti illi vitulum saginatum at ipse dixit illi fili tu semper mecum es et omnia mea tua sunt epulari autem et gaudere oportebat quia frater tuus hic mortuus erat et revixit perierat et inventus est
Un uomo aveva due figli. Il più giovane di loro disse al padre: "Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta". Ed egli divise fra loro i beni. Di lì a poco, il figlio più giovane, messa insieme ogni cosa, partì per un paese lontano, e vi sperperò i suoi beni, vivendo dissolutamente. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una gran carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale lo mandò nei suoi campi a pascolare i maiali. Ed egli avrebbe voluto sfamarsi con i baccelli che i maiali mangiavano, ma nessuno gliene dava. Allora, rientrato in sé, disse: "Quanti servi di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Io mi alzerò e andrò da mio padre, e gli dirò: padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi servi". Egli dunque si alzò e tornò da suo padre; ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione: corse, gli si gettò al collo, lo baciò e ribaciò. E il figlio gli disse: "Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". Ma il padre disse ai suoi servi: "Presto, portate qui la veste più bella, e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto, ed è stato ritrovato". E si misero a fare gran festa. Or il figlio maggiore si trovava nei campi, e mentre tornava, come fu vicino a casa, udì la musica e le danze. Chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa succedesse. Quello gli disse: "È tornato tuo fratello e tuo padre ha ammazzato il vitello ingrassato, perché lo ha riavuto sano e salvo". Egli si adirò e non volle entrare; allora suo padre uscì e lo pregava di entrare. Ma egli rispose al padre: "Ecco, da tanti anni ti servo e non ho mai trasgredito un tuo comando; a me però non hai mai dato neppure un capretto per far festa con i miei amici; ma quando è venuto questo tuo figlio che ha sperperato i tuoi beni con le prostitute, tu hai ammazzato per lui il vitello ingrassato". Il padre gli disse: "Figliolo, tu sei sempre con me e ogni cosa mia è tua; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato"».